Sing along

 

Drove you to the station
Never asked you why

(L. Cohen)

 

Sfangando dappertutto

alla ricerca del perché varrebbe la pena

mi ritrovo sempre abbarbicata sul come

fare che valga la pena

come una scimmia al suo albero

lì a gridare terra terra

senza mai voler scendere giù.

Il come riempie i miei documenti ufficiali

e percorre i miei stessi itinerari zigzaganti

fiumi in piena

argini spesso insufficienti

pensieri in libertà

oggettive incapacità

sicché a volte la coda del perché devo andare a scovarla sotto i calcinacci

sotto quintali di ferro arrugginito

cercando di pescare Moby Dick dal fondo degli abissi

con una canna flautante che presto mi tirerà giù

e attaccata a questa canna

stirando la lenza

e godendo appena di come la suona il vento

perdendo il filo di chi tira e chi è tirato

del giù e del su

del cielo e del mare

sono e nego di essere

avvezza alla mezza altezza

mezzo stare

mezzo vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altrove

Why sing about death
When I just almost died
Why sing about life
When I’m still alive
Why sing about God
When she don’t exist
Why sing about love
If it’s just a twist
Why hope for good news
When it just strings you alone
Why hope for the best
When the worst just makes you strong
Makes you strong
Oh, it makes you strong
It makes you strong
Why long for the east coast
When you’re on the west
Why long for peace
While I beat my chest
Why long for fame
When it’s tried and it’s grotesque
Why long for home
When there’s none of it left
Why hope for the past
When you’re outside of time
Why hope for salvation
When you’re still in your prime
You’re in your prime
Oh, you’re in your prime
Yeah, you’re in your prime
Why sing about the dark
Sing about the light
When you know you’re never gone
Never leave your sight
Why sing about your sorrows
Song to a start
Why sing about your solitude
You were never really alone
Why sing about the questions
Questions that you have
No matter the answer
You’re always gonna ask

(Will Stratton)

 

Altrove le carezze, altrove le certezze

davanti alla muta assenza ci parlano di speranze

di attese, di credenze

mentre io sto ancora imparando

a non distogliere lo sguardo quando mi guardi

perché l’ho disimparato a furia di dimenticarti.

Mordendo e fuggendo

voglio vivere e vivere

da sola e nel mezzo

dentro un furioso fermento

accelerata e  fiacca

tum tum tum

un contapassi fallito

che più nè mi accompagna.

 

Amoricidio


Di questo si tratta.

Di uccidere il tuo amore

sogni passioni desideri

occhi mani labbra

quando è diventato il tuo nemico.

E per te non ci sono più

né abbastanza

abbracci e consentimenti

solo coltelli e rifiuti

vuoti a perdere lanciati addosso

fino a seppellirtici.

Il nemico è colui che ti fa del male

nonostante tu gli dica che ti sta facendo del male

e più ti fa del male, più te ne vuoi liberare

dire basta andare via essere felice

vivere

e più non te ne sai liberare, più non riesci ad andartene.

E più ti fa del male.

Questa incapacità di mollare la presa

o semplicemente di lasciarsi fare serenamente del male dalla propria vita

– accettare di aver sbagliato e mollare –

ma soprattutto l’incapacità di sapere aspettare che passi

– ché poi tornerà tutto a fluire

e a splendere o a significare –

spinge a mordere 

perché se non smette

e tu non smetti

l’amore scolora sempre più

si frantuma scompare si dissolve

e diventa un’altra cosa

in un altro posto

con un’altra forma

ormai carne da cannone

l’opposto di ciò che era.

Freddo, rabbia, pianto.

Crimine abominevole

seppur metaforicamente consumato .

Imbrunire

E’ l’ora in cui mi tuffo tra i fiori del mio giardino

il mio pezzo di balcone adornato.

Innaffio e inalo.

Il gelsomino mi inebria

il geranio rosso corallo mi incanta

il timo timidamente fiorito mi solletica

la terra assetata dal sole

mi saluta esalando odori ancestrali.

La terra.

Chiudo gli occhi nel silenzio dell’ora,

quando il blu si fa elettrico

e le rondini accelerano gli ultimi cerchi in aria,

e sogno di vivere altrove

tra terra e  cielo

nient’altro che  cielo e terra.

E sogno che ciò possa bastare

per levare l’alone dagli occhi

quel non avere

quel non essere.