Mezza luna

Luna sdraiata, mezza ruota

la notte si allunga, lei si nasconde e gioca.

C’è un pezzetto di luce che mi sfiora

e io l’afferro

me lo metto in tasca ed esco

contro vento

e prego che non si spenga

che in questo centimetro quadrato di carne e stoffa

mi tenga ben strette le dita

mentre prendo la rincorsa.

E mentre mi impegno a rispondere cortesemente

a sorridere e ridere quando è il caso quasi sempre

a continuare a ballare davanti allo schermo spento della tv

sento che ciò che mi sostiene è l’attesa della pagina vuota

quella dello slancio

della ripresa luminosa

del punto e a capo

– e capricci più niente.

Spicchio di luce, ameba preziosa

riscaldami le dita e i pensieri,

ancora.

Altre menti

Are you under the impression
This isn’t your life?
Do you dabble in depression?

Is someone twisting a knife in your back?
Are you being attacked?
Oh, this is a fact
That you need to know
Oh, oh, oh, oh
Wilco, Wilco
Wilco will love you, baby

Are times getting tough?
Are the roads you travel rough?
Have you had enough of the old?
Tired of being exposed to the cold?

Stare at your stereo
Put on your headphones
Before you explode
Oh, oh, oh, oh

Wilco, Wilco
Wilco will love you, baby

There’s so many wars that just can’t be won
Oh, oh, oh
Even before the battle’s begun
Oh, oh, oh

This isn’t all of our arms open wide
A sonic shoulder for you to cry
Ah, ah, ah, oh

(Wilco – The song)

Ma ci sono giornalisti che quando parlano di scuola sanno cosa stanno dicendo? Si sa che questo argomento è un ginepraio e finora non è mai successo che un articolo di giornale o un servizio di tg abbia spiegato per bene le cose come stanno quando  bisognava spiegarle, così ha fatto il servizio del Tg3 delle 14,20 sul decreto della scuola in discussione: parole in fila senza alcun senso. Qualcuno detta e l’altro ripete se poi come a scuola gli si dovesse chiedere “Allora – mò ti frego – cos’hai capito?” ne avremmo la prova.

Al Parlamento decidono allegramente della nostra vita, decidono della mia vita persone che, della scuola, sanno ancor meno dei giornalisti. E in ogni dove tali personaggi opinano su tutto, invitati dappertutto, bla bla bla, talk show interviste faccia a faccia su ogni capello ogni retropensiero ogni meno di niente.

In tanto frastuono, frattanto, per dimenticare il silenzio della mia laringe – il respiro che non torna come una lancetta d’orologio dalle pile scariche, tic….tac – a sera mi consola il mio cucchiaio di plastica che mi coccola, la medicina che da piccola mi toglieva il vomito, dolce, rosa, indimenticabile, nel letto delle mie febbri infantili.

Licenziamento di massa senza tv (nè operai, nè gru, nè colossei)

Da orizzonte scuola – 19 agosto 2009 – inviato da Libero Tassella
Di seguito troverete una lettera che in maniera concisa fotografa l’esistente. Diffondiamola nella rete, ma soprattutto sulla stampa, vi invito a tradurla e a inviarla ai giornali degli altri paesi, ai politici e alle istituzioni locali. Vi chiedo comunque di farla circolare anche come lettera ai giornali. Sta passando sotto silenzio, cari lettori, uno dei fatti più gravi della storia repubblicana di cui il fenomeno dei licenziamenti è un brutale effetto derivato, la dismissione della scuola pubblica statale, un grave attacco alla scuola nazionale, per reintrodurre localismi, egoismi, anacronistiche divisioni tra Nord e Sud.

Le esternazioni di Bossi e della Lega nonché quelle del ministro Gelmini ci lasciano sconcertati, mentre, sotto i nostri occhi, si sta compiendo la rottamazione del personale docente, uomini e soprattutto donne che dopo anni di studio, concorsi superati, titoli acquisiti, esperienze maturate, sfruttamento pluriennale sempre con stipendio iniziale in zone disagiate, in scuole di frontiera, sacrifici familiari, ora conosceranno la disoccupazione, l’avvilimento e la disperazione, in un paese che sta scivolando verso l’ignoranza e la barbarie che avrebbe bisogno di loro: di conoscenza, di cultura, di cittadinanza, di scuola. Di seguito la lettera.

Il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica

Nella calura agostana e nell’assordante silenzio mediatico il Governo sta per produrre il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica.
Da settembre ci saranno quasi 17 mila cattedre in meno per gli insegnanti precari. Tra pochi giorni, contando anche il taglio dei bidelli e degli amministrativi, ci saranno più di 20.000 disoccupati ad aggiungersi all’esercito crescente dei senza lavoro italiani.

Le classi avranno meno docenti ma più alunni e saranno dunque a rischio sicurezza. Si prevede infatti che le classi dall’anno prossimo saranno mediamente composte da 26 bambini all’asilo, 27 alle elementari e 30 in medie e superiori contro una media europea di 15-20 studenti.
Nonostante queste cifre il Ministro va da tempo ripetendo che in Italia ci sarebbero più insegnanti per studente rispetto alla media europea (una vecchia mezza verità, infatti non viene spiegato che nella conta questi signori mettono anche gli insegnanti di sostegno che in Europa non esistono, dato che il nostro è l’unico paese che ha fatto la scelta dell’integrazione dei diversamente abili nelle classi. Di fatto però le nostre sono le classi più affollate d’Europa).

La scuola viene colpita come mai è stato fatto dal dopoguerra ad oggi e i mezzi di comunicazione parlano di realtà scolastica solo in riferimento alla pittoresca proposta leghista dei test di dialetto per i docenti, tutti i telegiornali riportano la decisa condanna della Chiesa della sentenza del Tar Lazio che preclude gli scrutini agli insegnanti di religione ed esclude l’ora di religione dalla valutazione globale degli studenti (dopo mesi di torpore la Santa Sede torna a condannare).

I mass media danno risalto alla notizia del ricorso del Ministero contro la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione. Mentre migliaia di docenti precari stanno per essere cacciati dalla scuola la preoccupazione della Gelmini è quella di mettersi subito sull’attenti per la Santa Sede e ricorrere a favore dei colleghi di religione che non rischiano nulla.
La Gelmini ha affermato: “L’ordinanza del Tar tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie A e di serie B”.
E i 17.000 docenti precari che verranno cacciati via il mese prossimo cosa sarebbero? Docenti di serie C? Il Ministro lo sa che i precari di religione sono gli unici tra i docenti precari ad avere lo stipendio assicurato e gli scatti di anzianità?

Un licenziamento di massa nel settore più importante del Paese e nessuno alza la voce. Questo è davvero uno strano Paese.

Gru e operai

Esta sala de espera sin esperanza,
estas pilas de un timbre que se secó,
este helado de fresa de la venganza,
esta empresa de mudanzas
con los muebles del amor.
Esta campana muda en el campanario,
esta mitad partida por por la mitad,
estos besos de Judas, este calvario,
este look de presidiario,
esta cura de humildad.
Este cambio de acera de tus caderas,
estas ganas de nada, menos de tí,
este arrabal sin grillos en primavera,
ni espaldas con cremallera,
ni anillos de presumir.
Esta casita de muñecas de alcoba,
este racimo de pétalos de sal,
este huracán sin ojo que lo gobierne,
este jueves, este viernes,
y el miércoles que vendrá.

No abuses de mi inspiración,
no acuses a mi corazón
tan maltrecho y ajado
que está cerrado por derribo.
Por las arrugas de mi voz
se filtra la desolación
de saber que estos son
los últimos versos que te escribo,
para decir “con Dios” a los dos
nos sobran los motivos.

Este museo de arcángeles disecados,
este perro andaluz sin domesticar,
este trono de príncipe destronado,
esta espina de pescado,
esta ruina de Don Juan.
Esta lágrima de hombre de las cavernas,
esta horma del zapato de Barba Azul,
que poco rato dura la vida eterna
por el túnel de tus piernas,
entre Córdoba y Maipú.
Esta guitarra cínica y dolorida,
con su terco knock knockin’on heaven’s door,
estos labios que saben a despedida,
a vinagre en las heridas,
a pañuelo de estación.
Este ladrón atrapado en tus dudas,
la rueca de Penélope en Luna Park,
estos dedos que sueñan que te desnudan,
esta caracola viuda,
sin la pianola de mar. (Joaquín Sabina – Nos sobran los motivos)

Gli operai lottano, vanno sulle gru

minacciano di buttarcisi giù

e la tv e i giornali gli danno voce

e la sofferenza estrema alla fine trova soluzione.

Vengon fuori i compratori

acquattati nel loro dubbio mentre la gente vive quotidiane certezze di precarietà.

Dopo un altro anno di lavoro duro

un anno di reclusione

un anno di viaggi cominciati prima del sole

la pelle trema al pensiero del nulla.

Dov’è la gru a cui posso appendermi

prima di non poter pagare l’affitto

prima di sprofondare per sempre nell’oblio di queste graduatorie

che regolano la mia vita lavorativa

la mia vita, tout court.

Dove sono i compratori di questa scuola pubblica senza senso?

Mi vien voglia di depennarmi da sola da questa lista viziata dall’ingiustizia

stilata da amministratori che non sanno cosa significa lavorare nella scuola

e non sanno equiparare, e non sanno distinguere.

In questi anni di lavoro duro mi son sentita un’operaio

niente di più,

ma certo molto molto di meno,

niente gru, niente tv, niente casse integrazioni, niente mobilità

niente acquirenti a salvarmi.