Tè niente

i’ve got a lack of inhibition
i’ve got a loss of perspective
i’ve had a little bit to drink
and it’s making me think
that i can jump ship and swim
that the ocean will hold me
that there’s got to be more
than this boat i’m in
‘cuz they can call me crazy if i fail
all the chance that i need
is one-in-a-million
and they can call me brilliant
if i succeed
gravity is nothing to me, moving at the speed of sound
i’m just going to get my feet wet
until i drown

(Ani di Franco)

Adoro il caffè

profuma riscalda nutre illude lusinga

non amo il tè

se non come scusa per affondarci i biscotti

non profuma non nutre forse illude.

Ma oggi ho da scartare un regalo

da cacciare la nausea e il freddo dentro

decisa prendo anche quattro biscotti

e poi due

e poi altri due

e alla fine pur me ne rimane di tè.

Bevendo d’un sorso e rammaricandomi

perché l’aria intorno non profuma se non delle mie briciole dappertutto

raduno quegli otto biscotti in testa

e dico che non bastano

a togliermi il torpore che mi serpeggia dentro

e questa specie di no urlato tra il cuore e il pirolo

e pur se dormissi

dodici ore non basterebbero a spazzare il sonno

tra le orbite e le ciglia.

Biscotti nel tè, ore di sonno

parole nel telefono, attese infinite

e nel mentre

cincischio e perdo il respiro e sempre nulla faccio e nulla sono

niente basta eppure tutto pesa

cuore, pirolo, testa, ciglia

i cartelloni pubblicitari davanti al semaforo rosso

i libri spostati nelle pile delle librerie

e pesano

in mezzo all’immenso tutto vociante

i colpi di pistola sparati dritti in testa ad un uomo

dalle mani di un bambino.

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Le parole inutili

Lo so che non dovrei prendermela così. Lo so.
Ma io stasera ne voglio parlare.
Oggi è il giorno della scena dei 5 stelle che si tolgono le giacche e le cravatte in Senato, platealmente; di Grillo che chiede, inutilmente, a Napolitano di fare qualcosa, di sciogliere questo Parlamento inutile che sorregge questo Governo inutile, per esempio; dei berlusconiani che urlano come aquile allo scandalo e il Parlamento, grazie al PdL e al PD spaccato, aggettivo ormai consueto, che si sospende per assecondarli. Mentre Bersani, l’altro ieri, Mr fallimento che ha ancora i microfoni e i bersaniani a disposizione, può dire, impunemente, “son mica matto” riferendosi ad uno dei suoi tanti inganni.
I furbi che se la ridono, che pensano di essere simpatici.
Ecco. Mi sembra che lo schifo, da sempre caratterizzante questa avventura cominciata da quei famosi 101, sia diventato vergogna, infamia, onta, oltraggio.
Quando mi trovo davanti a situazioni insopportabilmente dolorose, che non riesco a gestire, da cui non so trovare la via di fuga, provo, con molto sforzo, a contemplarle dall’alto; da lì appaiono meno mie, e soprattutto rivelano in maniera ancora più lampante la loro carica irrazionale, surreale, nonché la mediocrità e la scompostezza dei protagonisti, coloro che tanto si affannano a difendere a tutti i costi il loro piccolo tutto che niente è agli occhi del cielo, che dal canto suo sovrasta silente l’ignominia di ciascuno di questi, tanti, piccoli protagonisti.
Io vorrei che vi ingegnaste. Voi, i dissidenti, gli astenuti e i fuoriusciti, che vi ingegnaste voi che avete questo compito e avete delle teste pensanti, in modo da trovare un modo per dire BASTA.
Trovate il modo di disinnescare questo schifo e soprattutto trovate il modo per denunciarlo con forza. La forza dei fatti e delle parole che denunciano i fatti.
Oggi non si può fare finta di niente, ancora.
È grave, ciò che è successo oggi.
Eppure mi sembra che non lo sia mai abbastanza.

Tuo, mio

Don’t look at the moon tonight

Nostre sono per sempre

le persone che mai ci sono appartenute

quelle con cui non abbiamo condiviso

promesse di amore o di guerra

ore di sguardi

centimetri del nostro corpo

un bicchiere di vino o di birra.

Nostre per sempre

le persone che abbiamo amato così tanto

da non rivolgere loro mai una parola

né quasi uno sguardo

soltanto frasi a scoppio ritardato

dette pensate troppo tardi

o troppo presto

quando tutto non è ancora cominciato.

Assenze

One day baby, we’ll be old
Oh baby, we’ll be old (Asaf Avidan)

Ad un certo punto

quando gli anni corrono davanti a te

e tu non riesci più a starci dentro

tutto cambia

il viso al mattino

il viso in certi giorni

la tua pancia

la tua voglia.

Ad un certo punto

le presenze

anche le più amate

svaporano

e tutta la tua vita ha senso

per quello che è stato

più che per quello che è

e non hai più bisogno.

Ad un certo punto

tutto è desiderio

perché tutto è non avere

è non essere

è non potere

eppure tutto è placido

tutto è stare,

solo un quieto divagare.