Stesse menti

 

Le mie notti come tasche zeppe di ferri

tasche da meccanico

che ha cose da sistemare

testate di motore spalancate

il cofano intorno

come una gonna a ruota.

Mi infilo in tasca ogni sera un nuovo attrezzo

altrui

tutto il mondo nel mio letto

tutto il mio letto sopraffatto dal mondo

poi al mattino, con zelo, cerco di disporre le pedine

distendere le storture

gambe, figli, nipoti, mamme, occhi, vuoti, schiene,

una corrente continua

e pur accetto senza proferir parola

inciampando in un ricordo

la resa

il punto fermo

lo schiaffo del selciato.

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Mezza luna

Luna sdraiata, mezza ruota

la notte si allunga, lei si nasconde e gioca.

C’è un pezzetto di luce che mi sfiora

e io l’afferro

me lo metto in tasca ed esco

contro vento

e prego che non si spenga

che in questo centimetro quadrato di carne e stoffa

mi tenga ben strette le dita

mentre prendo la rincorsa.

E mentre mi impegno a rispondere cortesemente

a sorridere e ridere quando è il caso quasi sempre

a continuare a ballare davanti allo schermo spento della tv

sento che ciò che mi sostiene è l’attesa della pagina vuota

quella dello slancio

della ripresa luminosa

del punto e a capo

– e capricci più niente.

Spicchio di luce, ameba preziosa

riscaldami le dita e i pensieri,

ancora.