Be wolf

De verdad que no tienes arreglo. Crees que en la vida no hay otra cosa que ser o no ser feliz. Hay muchos otros estados. El riesgo por ejemplo, produce una euforia especial.

(C. Sánchez, Últimas noticias del paraíso)

La folgore percorre i miei muscoli

come un lupo affamato che non trova che ossa rinsecchite

e non basta stare fermi

non basta mettere ordine da qualche parte per qualche minuto

non basta aspirare la luce e immergersi a lungo nelle fredde stelle marine

non basta pensare o non smettere di pensare

scappare o fare il proprio dovere

tirando ancora una volta su la tendina

e presentando al mondo i compiti fatti

mentre le paure mi stirano i sorrisi sulla faccia.

Mentre i miei muscoli vibrano e titillano i miei pensieri

il picchetto dei miei déjà-vu mi riporta in riga

bombarda la mia scaletta di corda per  il paradiso

e richiude il libro dei miei sogni su di te

che entri turbi e rassereni

e poi scompari

come un qualunque personaggio di finzione

che solo di tanto in tanto infrange

la monotonia di ciò che è.

Punteruolo ferruginoso

Just a perfect day

You made me forget myself
I thought I was someone else
Someone good

Oh, it’s such a perfect day
I’m glad I spent it with you

(L. Reed)

La domenica scorre via lenta e stracca

si odono appena rumori là fuori

il mondo appare tacito e immobile

ovattato

come incartato

in un foglio a bolle d’aria.

Mi ottunde tanto silenzio

e tanta solitudine

eppure mi metto a lavorare e lavorare

mentre la mente mi accarezzo.

 

Un giorno perfetto
hai fatto sì che mi dimenticassi di me stesso
tanto da pensare di essere un altro
uno migliore.
Un giorno così perfetto
sono felice di averlo passato in tua compagnia.
 

Stesa

dai tuoi colpi

sguardi come baci

le tue granate

lanci precisi

le tue bombe a grappolo

ganasce

lucchetto,

messa giù

un birillo malfermo

una palma mangiata all’interno

guardo le stelle e gli chiedo

confusa

forse felice

se fare il morto o rimettermi su

robottino incantato

e su

le scarpe battono sul selciato.

All’opra

Rovisto nelle mie aggrovigliate parti oscure

e rimesto e frugo

e mi rimprovero e mi mando al diavolo

ma eccomi lì

facile come aprire una porta mai chiusa a chiave

a scorticare croste

a tirar via le unghie dalle dita

a premere sui tagli aperti.

Tutto sembra essere sempre lì

un grumo mai appianato

mai sciolto

mai cicatrizzato,

sempre aperto come certi bar sulle highways

un’insegna luminosa che lampeggia nella notte

mi ipnotizza e mi chiama

e sempre lì ritorno

come un vecchio alcolizzato col fegato a pezzi

non resisto a un ultimo goccio che ultimo non è,

il male per il piacere di un momento

e il dolore di tutti i giorni dopo.

Strade e luoghi e date e parole

e viaggi e carezze e sguardi e certezze

essere pensare fare in un modo in cui non sai più

niente per cui mandarti al diavolo a ogni piè sospinto,

tutto quello che avrei voluto

che sarebbe successo se solo l’avessi lasciato accadere

tutto quello che, provi e riprovi,

proprio non ti riesce più.

Non riuscire,

come si può sopportare.

Aspirare alle stelle

e scalare montagne,

non ci si arriva mai

solo ci si rompe

fiato piedi mani ossa.

Solo ti riesce correre

unire punti e misurare istanti

mentre dall’altra parte tu

al punto c’eri già arrivata,

e senza tante corse.

Start over

 

Non so se ho pranzato o mi sono inferta un colpo allo stomaco

una lama di carboidrati confusi

in ebollizione come i pensieri nella mia testa.

Oggi mi servono tutti i miei cibi proibiti

nessuno escluso.

A volte pensi di avere le stelle tra le mani

le profondità dell’universo negli occhi

la coscienza del nulla e del vuoto

quello che sei quello che non sei

quello che hai capito e non ti riesce di capire

quello che hai visto che hai fotografato

che hai trattenuto che hai letto che hai scritto,

tu.

Tutto quello che hai da dire e che dici

alla rinfusa,

come lanci di bengala

come una questuante in cerca di accordi.

Ma niente accade,

l’universo il sole e tutte le altre stelle

stanno

dove sono sempre stati

e girano intorno a se stessi, all’infinito.

Chi distrattamente ti ascolta e proprio non vede i tuoi bengala

distrattamente sale e scende dal tuo treno

e tirando fuori un fazzoletto si svuota velocemente le tasche dalle parole

preziose

uniche

tue,

miseramente sparse sul selciato di una stazione qualunque

inghiottite dalla notte e dall’abbandono,

come monete mute

fuori conio.