L’amore non esiste

Esiste il letto

il sonno

un viluppo di tappeti

senza punte e senza lingua

io mi lascio

abbracciare, ninnare

sognare

una casa bianca e una scala

il sole che accarezza i limoni

le pietre infliggono passi

ed io impietrita e ferma sono

attendo che salti

l’ostacolo

come un’onda poco lanciata

inciampi e pur al fin cada

addosso

a questa baia squarciata.

 

 

 

 

Era un lujo

no nos dimos nada más,
sólo un buen gesto.

Chi può dire di stare vivendo ciò che aveva pensato di vivere

il mistero più grande della vita è la nostra capacità di sopportazione

sopportiamo che i nostri sogni si ribaltino

accettiamo di fare ciò che ci addolora

camminiamo nelle scarpe che ci scorticano i calcagni a sangue

adoriamo gli uomini che ci tolgono il presente e ci annullano il futuro

assistiamo immutati al nostro cambiamento

noi non siamo più noi

il passato un mondo lontano

la vista affievolita

le forze infiacchite

ciò che non siamo più è ciò che eravamo senza motivo

quella certezza del buono ancora da venire

quell’ essere profondamente corpo vivo pulsante

eppur profondamente spirito leggero ridente

siamo stati puro splendido equilibrio volitivo

e un giorno dopo l’altro

dieci decenni ci sono piovuti dentro e ci hanno foderato e immobilizzato

imposto il qui il no l’odioso è così

e nulla facciamo e nulla faremo

ci lasceremo

fare e avvolgere dai nostri mille pensieri

che ci levano il sonno e il tempo

lieve olio profumato

ce lo siamo sparsi noi stessi addosso

noi stessi abbiamo voluto pur non volendo

perchè mai avremmo voluto

essere ciò che né fummo.

Tè niente

i’ve got a lack of inhibition
i’ve got a loss of perspective
i’ve had a little bit to drink
and it’s making me think
that i can jump ship and swim
that the ocean will hold me
that there’s got to be more
than this boat i’m in
‘cuz they can call me crazy if i fail
all the chance that i need
is one-in-a-million
and they can call me brilliant
if i succeed
gravity is nothing to me, moving at the speed of sound
i’m just going to get my feet wet
until i drown

(Ani di Franco)

Adoro il caffè

profuma riscalda nutre illude lusinga

non amo il tè

se non come scusa per affondarci i biscotti

non profuma non nutre forse illude.

Ma oggi ho da scartare un regalo

da cacciare la nausea e il freddo dentro

decisa prendo anche quattro biscotti

e poi due

e poi altri due

e alla fine pur me ne rimane di tè.

Bevendo d’un sorso e rammaricandomi

perché l’aria intorno non profuma se non delle mie briciole dappertutto

raduno quegli otto biscotti in testa

e dico che non bastano

a togliermi il torpore che mi serpeggia dentro

e questa specie di no urlato tra il cuore e il pirolo

e pur se dormissi

dodici ore non basterebbero a spazzare il sonno

tra le orbite e le ciglia.

Biscotti nel tè, ore di sonno

parole nel telefono, attese infinite

e nel mentre

cincischio e perdo il respiro e sempre nulla faccio e nulla sono

niente basta eppure tutto pesa

cuore, pirolo, testa, ciglia

i cartelloni pubblicitari davanti al semaforo rosso

i libri spostati nelle pile delle librerie

e pesano

in mezzo all’immenso tutto vociante

i colpi di pistola sparati dritti in testa ad un uomo

dalle mani di un bambino.

Oggetti

Sonnecchiando nel treno del ritorno senza riuscire a farlo del tutto

arrovellata su duecentomila pensieri tranne che su ciò che mi rigiravo tra le dita

mettevo in pratica la mia scappatoia dal presente,

troppo treno troppe fermate troppa fame troppo sonno,

visualizzando il primo futuro gradevole a portata di mano:

aprire la porta di casa.

Casa in penombra

visibilmente segnata dal trambusto del treno preso presto al mattino

oggetti sparsi

fuori posto

dappertutto

eppure in mia attesa.

Il valore evocativo degli oggetti.

Essi parlano del presente del passato e del futuro

con una sintesi fulminante

che coniuga la componente affettiva con quella strumentale.

In assenza del proprietario

gli oggetti cessano di essere tali

divengono aggettivi,

parole anima

attributo dell’assente.

Gli occhiali lasciati sul tavolo

sul fascio di compiti,

la bici inclinata

che si arrugginisce di noia,

la scatola di aghi e cotoni

chiusa in un angolo dell’ultimo cassetto,

il libro stropicciato di Delfini sotto quello corposo di Richler

sotto la Nivea sul comodino,

il filo aggrovigliato dell’auricolare

perduto chissà in quale altrove.

Tutti parlano di noi in nostra assenza

e appena apriamo la porta ammutoliscono

e smettono

di fare compagnia.

Acurrucada

La noche estaba cerrada y las heridas abiertas (Jorge Drexler)

 

 

Ho ascoltato e riascoltato

ma non mi stanco di ascoltare

mi sento lì su quello scoglio australe

a cercare una risposta nel buio del mare

un punto en el mar oscuro donde la luz se acurruca.

Vita non vissuta

eppure rimpianta

come se fosse stata

in tutti i punti del mio corpo

la mia.

Come un libro aperto

una pagina da leggere e rileggere

un cuscino di piume

su cui coricarsi per farsi cullare.

Come il sonno che arriva

a soccorrerti come un fratello

come il mare oscuro

illuminato dalla magia di piccole amebe ancestrali

sorelle consolatrici

ad annunciarti il futuro

quando le ferite si riaprono.

Questa canzone

incantata.

Io

e l’eterno altrove

e l’eterna nostalgia

di ciò che non è stato

né per tempo desiderato.

Minimal projects

Attendere fiduciosa che la mia gardenia torni a fiorire

e che ancora e ancora e ancora

tutte le tue parole e tutti i tuoi sguardi continuino a rimanermi attaccati

sulla pelle

lustri, come baci disegnati a inchiostro di china

certi, come il sonno sugli occhi dopo troppa veglia

e troppa rabbia, delusione, indignazione.

Che l’auto nella notte e il tuo parlare piano continuino a fluire

che la tua vicinanza che mi culla continui a bastarmi

senza toccarmi

che continui ad accarezzare leggera il mio essere al mondo

io, con questo scafandro bucato

che sempre mi ci annego

ché anche un torrente dà troppi schiaffi.

Pedali

Stordita dalla stanchezza

dal sonno dall’amore dal lavoro

ciascuno troppo o troppo poco in ordine sparso

ho affrontato la luce gialla del tramonto

lo schiaffo sincero della tramontana

ho preso la bici

e appena su ho pensato di aver fatto come sempre la cosa sbagliata

invece la mente ha fatto un giro a furia di pedalare controvento

 

affrontare le buche

e le auto dappertutto

giocando ad evitarle

e vincere ridendo come una scema quella stupida gara.

Avevo dalla mia anche una gran fetta di cielo a vegliare i miei slalom

e la Luna e Giove e Venere,

in fila lassù

molto molto più su,

rendevano tutta questa inusitata forza

un vero miracolo del creato intiero.