Soledad

La Solitudine si trova

nel Mar Glaciale Artico

e in fondo alle tue parole ruvide

al mio balcone trascurato

si conficca nella mia ruota storta

nel mio disordine riposa

sulle mie carte sparse

davanti ad una preghiera di chiarezza

su un tavolino di luce

desolato, contempla

il mio lato selvaggio incrostato

il mio corpo congelato anzitempo

all’ombra di questo rigido schermo

lucernario impiccato.

 

 

 

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Manteniendo la compostura
A duras penas apenas esto dura
Lo que dura el cuerpo, el cuerpo
Se mantiene por dentro, se va contigo
Sin sentido me acompaña
Recogiendo cosas del suelo, lo que otros no quisieron

encuentro trozos de vida 
trozos de cuento 
trozos de plástico 
platas y recuerdos 
trozos de trozos 
trozos en cuerpos, cuerpos en trozos 

ay cuerpo, cuerpecito mío 
que caña te he metio 
en estos años que llevo 
de camino perdio…

(Bebe)

 

Totalmente

inconsapevolmente

nella solitudine della scrittura

il corpo riscaldato

e molto

null’altro volevo

nemmeno che fosse vero

languidamente vivevo,

chiocciola attorcigliata.

 

 

Capo d’anno

…sentire dentro di sé il dolore che attraversa come una freccia la natura e ripetere con il poeta “spesso il male di vivere ho incontrato”.

(Vito Mancuso, Il principio passione)

Questo libro arriva come una lettera dal cielo, qualcuno ha sentito la mia fame d’amore inesplicabile, immersa nel mistero imperscrutabile e doloroso del mondo, e me l’ha messo davanti un pomeriggio in cui vagavo distratta in libreria.

Mancuso si chiede, ed io con lui, se tutto questo dolore di cui ogni cosa è intrisa renda ancora il mondo degno di amore, se l’amore, dunque, sia in sintonia con il mondo che ci circonda; sia chiaro, non la percezione che ne ho oggi che sono allegra o domani che invece sono afflitta, ma il mondo come realtà oggettiva, fatta di assurdo e di bellezza, di cui tutti gli esseri senzienti hanno una conoscenza diretta.

E la tesi di Mancuso è che questo sentimento, l’amore, dunque, porti a compimento la logica, sempre spiazzante, del mondo.

Per questo vale la pena leggerlo.

Vale la pena leggerlo adesso perché l’esperienza del vivere, lezione mai appresa fino in fondo che ci porta ad assaggiare il dolore sottile o travolgente nascosto in ogni cosa, si rivela in maniera particolarmente acuta in questi giorni che la bella stagione si allontana sempre più e il tempo libero con lei, e gli occhi, prima immersi nell’aria e nella luce, si incupiscono e illanguidiscono.

In questa microstagione, ancora più intermedia di quanto non lo sia l’autunno – quando l’estate è andata via ma l’autunno non ha ancora fatto irruzione in maniera plateale, prima che si sparga dappertutto il profumo consolatorio delle castagne – sembra che qualcosa di irrecuperabile stiamo perdendo, quasi fosse il nostro modo più autentico di vivere, quello in cui non dobbiamo vestirci dei panni dei nostri ruoli ufficiali e ancora, per un po’, continuiamo a corrergli dietro, ma non abbiamo più l’aspetto, la forza, il tempo, per farlo.

E non è facile trovare il bene quando le cose cambiano. Migliore appare sempre il passato, il perduto, il lasciato, il fatto o non fatto, comunque l’inafferrato non sempre perché fosse inafferrabile ma perché non abbiamo saputo acchiapparlo per tempo, ma tant’è: tutto ciò appare come un nirvana irraggiungibile, ciò che per il buddismo e l’induismo è il trascendente, dove l’essere e il bene coincidono, “il non-nato, non-divenuto, non-creato, non-formato”. 

La sfida in questo strano capodanno, senza botti e senza champagne, è scovare il bene nella solitudine di una non festa, tra le pieghe dell’adesso e dell’oggi, dell’ormai è deciso, dell’è così, del questa è la mia vita, del ricominciamo.

Gestione della compagnia

Il parrucchiere ti svena ma ti restituisce ottimismo

ti fa sentire splendida

tanto disinvolta da pensare di poter passare una serata in compagnia

ti fa credere di essere una donna

e non un pendolo che oscilla senza posa.

Per rincarare la dose di ottimismo

e per ripulire per bene il portafogli

puntata in profumeria.

Sembra che niente possa negare l’evidenza del tuo fulgore

e incrinare la certezza del tuo va tutto bene.

Poi passa il diavoletto e il sogno si interrompe

lo specchio si rompe

riprende a riflettere una solitudine

che ha perduto equilibrio.