Borbotones

 

This summer I went swimming,
This summer I might have drowned
But I held my breath and I kicked my feet
And I moved my arms around, I moved my arms around.

(L. Wainwright)

 

 

Le cose belle della vita

le persone speciali

uomini donne

fiori

che galleggiano sul fiume che ti passa accanto

e tu li raccogli e e te li spargi addosso

gocce d’acqua

fiori

e pensi che quel momento è ciò che conta

che tu la tua vita è quel momento

poi arriva un colpo di vento

e bum

la corrispondenza tra te e l’universo

la magia dell’avere un posto nei pensieri di un altro

la bellezza della condivisione

la inspiegabile leggerezza della relazione

nient’altro che una lineetta

nient’altro che un trattino

tra due esseri umani

che non ha nome

svapora al sole del mattino

con la forza primordiale con cui ti aveva avvolta

e tutto torna come prima

una cascata di acqua gelata in testa

e silenzio

a borbotones.

 

borbotón
\borBotón\ [sm]
1 gorgoglio ● 2 (sangre) fiotto ● Locuciones=a borbotones: a balzelloni; a fiottihablar a borbotones: parlare a scatti.

 

Cambia il mondo

 

Siamo su questo mondo per puro caso

e tutto  sembra che funzioni bene

finché  la pallina si inceppa

tra le ruote del tempo si ferma

e i tagliagole filmano la tua fine in un momento

in pasto alle telecamere di tutto il mondo.

Lo chiamo caso

lo chiamo assurdo caso

lo chiamo orribile assurdo caso

e giù silenzio

perché non ne ho di parole

ho solo pensieri gesti e strizzare di occhi

ci sono notizie da leggere e andarsene

ma andare dove

il caso

assurdo orribile meraviglioso tenace caso

ti segue ovunque.

Nulla nulla puoi fare

ci vorrebbe la magia dello schioccare le dita

e far tornare tutto come prima

via il boia

via il tuo sguardo lontano

via quel paesaggio vuoto

via quello stupido universale insensato straparlare.

 

Punteruolo ferruginoso

Just a perfect day

You made me forget myself
I thought I was someone else
Someone good

Oh, it’s such a perfect day
I’m glad I spent it with you

(L. Reed)

La domenica scorre via lenta e stracca

si odono appena rumori là fuori

il mondo appare tacito e immobile

ovattato

come incartato

in un foglio a bolle d’aria.

Mi ottunde tanto silenzio

e tanta solitudine

eppure mi metto a lavorare e lavorare

mentre la mente mi accarezzo.

 

Un giorno perfetto
hai fatto sì che mi dimenticassi di me stesso
tanto da pensare di essere un altro
uno migliore.
Un giorno così perfetto
sono felice di averlo passato in tua compagnia.
 

Stesa

dai tuoi colpi

sguardi come baci

le tue granate

lanci precisi

le tue bombe a grappolo

ganasce

lucchetto,

messa giù

un birillo malfermo

una palma mangiata all’interno

guardo le stelle e gli chiedo

confusa

forse felice

se fare il morto o rimettermi su

robottino incantato

e su

le scarpe battono sul selciato.

Febbraio

«Sì che amo l’inverno e febbraio noce di ghiaccio, amo le nevi quando il vento le stacca a fagottini dai rami degli abeti e le congiunge a neve con la bussata di un bacio, amo febbraio che rosicchia luce al sole, lo trattiene di più giorno su giorno, amo febbraio che risale l’orizzonte, amo il pettirosso che è resistito senza migrare a sud, amo il mandorlo che apre il fiore bianco di pupilla e lo sparge sull’erba scolorita della brina, amo la vita che continua senza di me, amo l’onda che passa a scavalcarmi, amo, spingo sul verbo amare, buttami fuori dalla parte sporca, sono pronto, non ho urina né feci, sono peso sgocciolato, al nudo, al netto, scaricato di colpe. Morirsene, credo, non è una condanna, morire è essere assolti. Con tutta l’ira della febbre io amo, amo il cuscino zuppo del mio dolore, amo la zanzariera che imbozzola il mio corpo di larva, amo, amo».
Erri de Luca, Il contrario di uno

But my blue eyes cannot see that their real hue is probably green

E una mattina come le altre

ieri

prima dell’alba

non è più uguale alla mattina precedente.

Il vento del nord ha appena smesso di portare nuvole e di strapazzarle

e il cielo è pulito e lindo

silenzioso come sempre

eppure completamente nuovo

acceso

come se da sotto un mantello nero qualcuno avesse finalmente tirato fuori la palla celeste

et voilà, l’avesse resa visibile anche al popolo dei pendolari,

signore e signori, eccovi di nuovo

IL CIELO!

Il ritorno improvviso della luce dopo la notte

per me è una sorpresa sempre

del contrario, invece, non me ne accorgo mai

di come la notte inghiotta i miei passi sul selciato mattina dopo mattina.

Alla notte ci faccio l’abitudine subito e sorrido alle stelle quando le scorgo appena fuori dal portone

e mi sembra che quello sguardo a scorgere nel buio duri un’eternità di mattine

e che per un’eternità di mattine io sorrida con la bocca storta a quella notte che si attarda;

alla luce quando per gli altri è notte, invece, non mi ci abituo

e per settimane, lo so, rimarrò col naso all’insù a sorprendermene,

sgambettando verso il mio treno

e sorriderò ancora pensando sì alla meraviglia di essere viva

e di poter assistere ancora una volta a quel miracolo.

Benvenuti nel mondo dei vivi

mi urlava il mondo rutilante dell’ipermercato ieri sera

ma io non ci credevo e come sempre avevo fretta di andarmene.

Non è quello essere vivi

è questo,

è camminare da soli prima del giorno ed accorgersi in silenzio 

in quel mondo intatto e perfetto prima che le ore lo scuotano senza posa

che il cielo in silenzio sta parlando

sta dicendo che la stagione sta per cambiare

e se i nostri orecchi ne fossero capaci

sentiremmo il fragore sotto i nostri piedi

della terra che prepara i suoi primi germogli

anzi, da qualche parte, essi sono già spuntati.

Essere vivi è anche essere felici

per questi piccoli e forse irrilevanti dettagli.

Licenziamento di massa senza tv (nè operai, nè gru, nè colossei)

Da orizzonte scuola – 19 agosto 2009 – inviato da Libero Tassella
Di seguito troverete una lettera che in maniera concisa fotografa l’esistente. Diffondiamola nella rete, ma soprattutto sulla stampa, vi invito a tradurla e a inviarla ai giornali degli altri paesi, ai politici e alle istituzioni locali. Vi chiedo comunque di farla circolare anche come lettera ai giornali. Sta passando sotto silenzio, cari lettori, uno dei fatti più gravi della storia repubblicana di cui il fenomeno dei licenziamenti è un brutale effetto derivato, la dismissione della scuola pubblica statale, un grave attacco alla scuola nazionale, per reintrodurre localismi, egoismi, anacronistiche divisioni tra Nord e Sud.

Le esternazioni di Bossi e della Lega nonché quelle del ministro Gelmini ci lasciano sconcertati, mentre, sotto i nostri occhi, si sta compiendo la rottamazione del personale docente, uomini e soprattutto donne che dopo anni di studio, concorsi superati, titoli acquisiti, esperienze maturate, sfruttamento pluriennale sempre con stipendio iniziale in zone disagiate, in scuole di frontiera, sacrifici familiari, ora conosceranno la disoccupazione, l’avvilimento e la disperazione, in un paese che sta scivolando verso l’ignoranza e la barbarie che avrebbe bisogno di loro: di conoscenza, di cultura, di cittadinanza, di scuola. Di seguito la lettera.

Il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica

Nella calura agostana e nell’assordante silenzio mediatico il Governo sta per produrre il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica.
Da settembre ci saranno quasi 17 mila cattedre in meno per gli insegnanti precari. Tra pochi giorni, contando anche il taglio dei bidelli e degli amministrativi, ci saranno più di 20.000 disoccupati ad aggiungersi all’esercito crescente dei senza lavoro italiani.

Le classi avranno meno docenti ma più alunni e saranno dunque a rischio sicurezza. Si prevede infatti che le classi dall’anno prossimo saranno mediamente composte da 26 bambini all’asilo, 27 alle elementari e 30 in medie e superiori contro una media europea di 15-20 studenti.
Nonostante queste cifre il Ministro va da tempo ripetendo che in Italia ci sarebbero più insegnanti per studente rispetto alla media europea (una vecchia mezza verità, infatti non viene spiegato che nella conta questi signori mettono anche gli insegnanti di sostegno che in Europa non esistono, dato che il nostro è l’unico paese che ha fatto la scelta dell’integrazione dei diversamente abili nelle classi. Di fatto però le nostre sono le classi più affollate d’Europa).

La scuola viene colpita come mai è stato fatto dal dopoguerra ad oggi e i mezzi di comunicazione parlano di realtà scolastica solo in riferimento alla pittoresca proposta leghista dei test di dialetto per i docenti, tutti i telegiornali riportano la decisa condanna della Chiesa della sentenza del Tar Lazio che preclude gli scrutini agli insegnanti di religione ed esclude l’ora di religione dalla valutazione globale degli studenti (dopo mesi di torpore la Santa Sede torna a condannare).

I mass media danno risalto alla notizia del ricorso del Ministero contro la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione. Mentre migliaia di docenti precari stanno per essere cacciati dalla scuola la preoccupazione della Gelmini è quella di mettersi subito sull’attenti per la Santa Sede e ricorrere a favore dei colleghi di religione che non rischiano nulla.
La Gelmini ha affermato: “L’ordinanza del Tar tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie A e di serie B”.
E i 17.000 docenti precari che verranno cacciati via il mese prossimo cosa sarebbero? Docenti di serie C? Il Ministro lo sa che i precari di religione sono gli unici tra i docenti precari ad avere lo stipendio assicurato e gli scatti di anzianità?

Un licenziamento di massa nel settore più importante del Paese e nessuno alza la voce. Questo è davvero uno strano Paese.