Io non ho paura

One year just turned into five
Night came and then it was gone
How did you get so strong

Dicono di me.

Il mio alunno figo, cappellino, sguardo ammaliatore, mille ragazze che stridono intorno, zero voglia di studiare.

Dice di me. Che io sono un boss

“sì, uno di quelli napoletani”, sì perché io, “lei prof, non ha paura di niente”.

Vuoi dire che non ho paura di metterti in riga, piccolo moccioso, e di non farti passare niente.

No, non ho paura. È vero. Ho imparato a non averne, a gridare più forte e a non fare finta di niente. O almeno, più forte dell’arsura che mi secca le vene è il rigore e la ragione che mi regge in piedi, come un palo infilzato nella schiena, io non mi piego al non vedere, al non prendere posizione, anche quando tutto trema e sfugge e voglio scapparmene via. Io devo essere la Legge, la Verità, non per me ma per i piccoli, smarriti senz’altro più di me.

Io non ho paura perché sono nel giusto. E il giusto è una stretta linea rossa, infestata di mine, salta in aria tutto ad ogni passo; bisogna imparare a saltellare come giocando alla campana o a farsi fare a pezzi senza dargliela vinta. Mai dargliela vinta, mai abbassare lo sguardo, mai arrendersi alla sconfitta. Dentro un puzzle di vetri ma fuori uno specchio luminescente.

Le regole esistono ed io sono stata investita da uno stupido spirito istituzionale – di cui il Ministero stesso se ne fotte – ma che io rispetto alla lettera. Le regole. E non ho paura del piccolo maleducato nè di affrontare suo padre che viene a chiedermi conto dell’ammonizione scritta; io lì, io che non ho paura, io col fiatone, con la tremarella, io che penso di aver sbagliato qualcosa, io invece ingoio il mio fiato e gli spiffero in faccia che io difendo la Scuola e il mio piccolo ruolo. Perché nella mia classe la Scuola c’è. Noi facciamo lo stesso lavoro, caro papino, aiutami invece di regalare cellulari da 600 euro.

Io non ho paura, no. E a costo di non averne, tremando e soffrendo, e buttando il cuore oltre il muretto della disfatta, sono pronta a rialzarmi come se nulla fosse, nemmeno mi scuoto la polvere dalle ginocchia, nemmeno mi asciugo i graffi e le ferite. Guardo diritto, come se avessi la vittoria in pugno e invece ho soltanto sudore, la paura mi innerva le gambe eppure mi eleva. Che mica sono i tacchi.

Tempi difficili

Perché la scuola sciopera l’8 ottobre

Oggi pubblico le motivazioni dello sciopero di docenti e studenti secondo il segretario nazionale dell’Unicobas, Stefano d’Errico

Con la cosiddetta “riforma epocale” della scuola superiore, da questo settembre hanno tagliato altri 41.200 posti (25.600 docenti e 15.600 amministrativi), dopo i 57 mila eliminati lo scorso anno. Vogliono distruggere la scuola pubblica distruggendo le risorse umane e negando normali apporti finanziari. Licenziano decine di migliaia di precari, dequalificano l’istruzione “flessibilizzando” i docenti perdenti posto, “riciclati” senza rispetto per le loro abilitazioni e per la qualità della didattica e negano il tempo pieno alle famiglie (cresciuto, ma in modo inadeguato alle richieste e stravolto nell’organizzazione didattica interna). In più, anche con la complicità di Cisl, Uil, Snals e Gilda, Berlusconi & C. hanno bloccato il contratto ed eliminato gli scatti d’anzianità, rateizzato il Tfr e avviato un nuovo stop ai pensionamenti. In tutta Europa, nonostante le note difficoltà finanziarie, nessun governo tocca la scuola, che anzi ottiene finanziamenti ulteriori.

In Italia, il paese che (come dimostrano i recentissimi dati Ocse) spendeva già la percentuale più bassa del prodotto interno lordo per istruzione, università e ricerca, vengono sottratti alla scuola 8,5 miliardi di euro. Il saldo è peraltro negativo anche sotto il profilo della qualità. Per la prima volta abbiamo un liceo scientifico privo del latino, una drastica riduzione dei programmi di storia nella Primaria, l’impoverimento generalizzato delle ore di italiano, il taglio delle ore di laboratorio persino negli istituti tecnici e nei professionali. Il “governo delle tre i” ha addirittura ridotto l’informatica e fatto sparire il bilinguismo nella media di primo grado. Questa è una scuola minimalista: una vera condanna per un paese ove il 47 per cento della popolazione in età lavorativa ha al massimo la terza media (dati Istat).

Per quanto riguarda la crisi, la paghi chi l’ha creata! Né può accettarsi il massacro del futuro del paese dopo i regali fatti agli evasori con il condono dello scudo fiscale o l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35, 100 elicotteri NH90 e altri 121 caccia Eurofighter, che costano da soli 29 miliardi di euro (4 in più dell’intera manovra di Tremonti).

Domenica 26 settembre, a Roma, nei locali del teatro Volturno si sono incontrati i comitati dei precari in lotta e le realtà dei genitori sorte in difesa della scuola pubblica, nonché i rappresentanti di pressoché tutte le realtà studentesche, provenienti dalle principali città italiane. L’invito all’assemblea era esteso anche ai rappresentanti dei sindacati di base della scuola pubblica e alla Flc-Cgil. La maggior parte degli interventi ha indicato nell’8 ottobre la data sulla quale far convergere sia le manifestazioni studentesche (già previste) sia la giornata di sciopero del settore. Noi manifesteremo con loro. Per le vie della capitale l’Unicobas, i Coordinamenti precari, l’Unione sindacale italiana (Usi) e l’Unione degli studenti promuovono la manifestazione più importante che, con concentramento alle ore 9.00 dal Piazzale dei Partigiani (Piramide) svilupperà un corteo che arriverà ad assediare il Ministero occupato da Mariastella Gelmini in viale Trastevere. Qui terremo dalle 12.00 una grande assemblea pubblica. Nella stessa data la Cgil ha indetto uno sciopero orario. Invitiamo la Confederazione a trasformarlo in uno sciopero unitario proclamandolo come noi per l’intera giornata e a scendere in piazza insieme. Sarà una grande giornata di lotta.

Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas

Altre menti

Are you under the impression
This isn’t your life?
Do you dabble in depression?

Is someone twisting a knife in your back?
Are you being attacked?
Oh, this is a fact
That you need to know
Oh, oh, oh, oh
Wilco, Wilco
Wilco will love you, baby

Are times getting tough?
Are the roads you travel rough?
Have you had enough of the old?
Tired of being exposed to the cold?

Stare at your stereo
Put on your headphones
Before you explode
Oh, oh, oh, oh

Wilco, Wilco
Wilco will love you, baby

There’s so many wars that just can’t be won
Oh, oh, oh
Even before the battle’s begun
Oh, oh, oh

This isn’t all of our arms open wide
A sonic shoulder for you to cry
Ah, ah, ah, oh

(Wilco – The song)

Ma ci sono giornalisti che quando parlano di scuola sanno cosa stanno dicendo? Si sa che questo argomento è un ginepraio e finora non è mai successo che un articolo di giornale o un servizio di tg abbia spiegato per bene le cose come stanno quando  bisognava spiegarle, così ha fatto il servizio del Tg3 delle 14,20 sul decreto della scuola in discussione: parole in fila senza alcun senso. Qualcuno detta e l’altro ripete se poi come a scuola gli si dovesse chiedere “Allora – mò ti frego – cos’hai capito?” ne avremmo la prova.

Al Parlamento decidono allegramente della nostra vita, decidono della mia vita persone che, della scuola, sanno ancor meno dei giornalisti. E in ogni dove tali personaggi opinano su tutto, invitati dappertutto, bla bla bla, talk show interviste faccia a faccia su ogni capello ogni retropensiero ogni meno di niente.

In tanto frastuono, frattanto, per dimenticare il silenzio della mia laringe – il respiro che non torna come una lancetta d’orologio dalle pile scariche, tic….tac – a sera mi consola il mio cucchiaio di plastica che mi coccola, la medicina che da piccola mi toglieva il vomito, dolce, rosa, indimenticabile, nel letto delle mie febbri infantili.

Licenziamento di massa senza tv (nè operai, nè gru, nè colossei)

Da orizzonte scuola – 19 agosto 2009 – inviato da Libero Tassella
Di seguito troverete una lettera che in maniera concisa fotografa l’esistente. Diffondiamola nella rete, ma soprattutto sulla stampa, vi invito a tradurla e a inviarla ai giornali degli altri paesi, ai politici e alle istituzioni locali. Vi chiedo comunque di farla circolare anche come lettera ai giornali. Sta passando sotto silenzio, cari lettori, uno dei fatti più gravi della storia repubblicana di cui il fenomeno dei licenziamenti è un brutale effetto derivato, la dismissione della scuola pubblica statale, un grave attacco alla scuola nazionale, per reintrodurre localismi, egoismi, anacronistiche divisioni tra Nord e Sud.

Le esternazioni di Bossi e della Lega nonché quelle del ministro Gelmini ci lasciano sconcertati, mentre, sotto i nostri occhi, si sta compiendo la rottamazione del personale docente, uomini e soprattutto donne che dopo anni di studio, concorsi superati, titoli acquisiti, esperienze maturate, sfruttamento pluriennale sempre con stipendio iniziale in zone disagiate, in scuole di frontiera, sacrifici familiari, ora conosceranno la disoccupazione, l’avvilimento e la disperazione, in un paese che sta scivolando verso l’ignoranza e la barbarie che avrebbe bisogno di loro: di conoscenza, di cultura, di cittadinanza, di scuola. Di seguito la lettera.

Il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica

Nella calura agostana e nell’assordante silenzio mediatico il Governo sta per produrre il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica.
Da settembre ci saranno quasi 17 mila cattedre in meno per gli insegnanti precari. Tra pochi giorni, contando anche il taglio dei bidelli e degli amministrativi, ci saranno più di 20.000 disoccupati ad aggiungersi all’esercito crescente dei senza lavoro italiani.

Le classi avranno meno docenti ma più alunni e saranno dunque a rischio sicurezza. Si prevede infatti che le classi dall’anno prossimo saranno mediamente composte da 26 bambini all’asilo, 27 alle elementari e 30 in medie e superiori contro una media europea di 15-20 studenti.
Nonostante queste cifre il Ministro va da tempo ripetendo che in Italia ci sarebbero più insegnanti per studente rispetto alla media europea (una vecchia mezza verità, infatti non viene spiegato che nella conta questi signori mettono anche gli insegnanti di sostegno che in Europa non esistono, dato che il nostro è l’unico paese che ha fatto la scelta dell’integrazione dei diversamente abili nelle classi. Di fatto però le nostre sono le classi più affollate d’Europa).

La scuola viene colpita come mai è stato fatto dal dopoguerra ad oggi e i mezzi di comunicazione parlano di realtà scolastica solo in riferimento alla pittoresca proposta leghista dei test di dialetto per i docenti, tutti i telegiornali riportano la decisa condanna della Chiesa della sentenza del Tar Lazio che preclude gli scrutini agli insegnanti di religione ed esclude l’ora di religione dalla valutazione globale degli studenti (dopo mesi di torpore la Santa Sede torna a condannare).

I mass media danno risalto alla notizia del ricorso del Ministero contro la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione. Mentre migliaia di docenti precari stanno per essere cacciati dalla scuola la preoccupazione della Gelmini è quella di mettersi subito sull’attenti per la Santa Sede e ricorrere a favore dei colleghi di religione che non rischiano nulla.
La Gelmini ha affermato: “L’ordinanza del Tar tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie A e di serie B”.
E i 17.000 docenti precari che verranno cacciati via il mese prossimo cosa sarebbero? Docenti di serie C? Il Ministro lo sa che i precari di religione sono gli unici tra i docenti precari ad avere lo stipendio assicurato e gli scatti di anzianità?

Un licenziamento di massa nel settore più importante del Paese e nessuno alza la voce. Questo è davvero uno strano Paese.

Sciopero

Che vita è questa

che vita sarà.

Il sole e il vento di scirocco stendono l’afa sulla pelle

sulla musica che risuona nelle orecchie.

Cammino a passo di marcia.

Oggi sciopero

oggi protesto

oggi rinuncio a diverse decine di euro

preziose

– quando arriverà lo stipendio, chissà quando.

Perché lo sciopero non è solo un diritto dei lavoratori

è anche un dovere

perché è la Scuola che vogliono seppellire

non solo queste migliaia di docenti lavoratori precari

non solo questi otto mila milioni di euro

– e di zeri ce ne son troppi per scriverli tutti.

Con questo mezzo sole, questa musica che rallegra il mio passo

e i miei occhi che scivolano sulla lista dell’mp3

ancora, per quest’altr’anno,

mi permetto il lusso di scioperare

perché mi permetto di lavorare

Con il sudore del tuo volto mangerai il pane (Genesi 1.3.19)

e di conservare in fondo alla tasca una piccola riserva di forzaecoraggio,

seppellita tra i biglietti del treno e la pendrive.

Sette in condotta

Perché i giornalisti non si informano? Perché non contribuiscono alla verità? Perché non fanno il proprio lavoro?

Tutti avevamo capito che quando il Ministero dell’Istruzione si fregiava di attuare un’importante riorganizzazione del mondo della scuola riabilitando, oltre al grembiule e al maestro unico, anche il sette in condotta intendesse in quest’ultimo caso prendere posizione contro il bullismo e la diseducazione bocciando laddove attualmente non lo si fa. Infatti adesso se un alunno o una classe prende il sette in condotta, anziché il canonico otto, significa che ha fatto molte assenze, che si è comportato male, ma tale decisione non ha ripercussioni sull’ammissione all’anno successivo. Pensavamo, pertanto, che negli stessi casi questo avrebbe portato a quella conseguenza.

Sbagliato.

Ecco il testo, basta leggerlo:

Art. 2. Valutazione del comportamento degli studenti
2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è effettuata tramite l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi .
3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo. Ferma l’applicazione della presente disposizione dall’inizio dell’anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi , nonché eventuali modalità applicative del presente articolo.

Dunque non cambia niente. Se vuole bocciare un alunno che si è comportato in maniera “oggettivamente grave” il consiglio di classe deve approvare collegialmente un cinque. Ma per farlo bisogna che “voglia” bocciarlo, altrimenti, collegialmente, gli metterà un sei. Sei un maleducato ma non hai tirato fuori la pistola.

Mettergli un sette, invece, vorrà dire giudicarlo discretamente educato.

Esattamente il contrario di quanto si era erroneamente portati a pensare leggendo titoli di giornali o ascoltando frasi ministeriali come “Torna il sette in condotta”.

Ma quanti bevono quanto dice il Governo grazie alla mancanza di informazione dei giornalisti?

Certo, è un mondo complicato, confuso, affollato di notizie di ogni tipo, ma il fatto che spesso i giornalisti manchino al dovere di informare correttamente i cittadini può rasentare l’ossimoro ma è soprattutto una vergogna per una democrazia.

Tagli e guerre

Perché si vuole tagliare la scuola?

Perché si fa esattamente il contrario di ciò che si dovrebbe fare per abbozzare una ripresa del tessuto culturale e sociale? Nessun prestito ponte. Solo esuberi. Nessun buco di bilancio. Solo che è il posto dove è facile tagliare, gli insegnanti non costituiscono una lobby.

Quello che è di troppo per questo Governo – all’ennesima prova di egoismo e mancanza di senso dello Stato, in spregio delle istituzioni democratiche del Paese, come la Magistratura – è l’istruzione dei propri figli, mentre va bene imbottirli di tv, discoteche e telefonini. L’importante è continuare a svuotargli la testa, e che non abbiano niente da dire, niente da pensare, niente da sognare che non sia stato passato dal rutilante mondo dell’apparire televisivo.

I nostri figli, dagli occhi azzurri di vuoto e di orrore.

E forse il taglio c’è anche perché gli insegnanti sono rimasti l’ultima classe sociale più compattamente di sinistra. Le altre se le sono mangiate a morsi i mostri moderni.