Non mi svegliate

Credo di essere riuscita a non lasciarmi svegliare mai

mi sono rotolati addosso lustri interi

e io, sagoma di polietilene

bambola d’acqua.

Ma adesso parole e pensieri

corsi e urlati

trattenuti e studiati

hanno preso a sostare e a scavare,

limano e tracciano

vertigini sconosciute

e i cavalli del ricordo

sfilacciati dal tempo e dal freddo

battono alla mia porta

e trovano

nient’altro che un luccicante campo arato.

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L’ora del bene

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Il bosco di novembre arso dallo scirocco

le foglie di roverella fremono e cadono

e pare autunno.

Ed io

tronco annodato

steso a pancia in giù

gli occhi chiusi

aspetto che finisca di cadermi in testa

tutto il puzzle in pezzi.

Ho cucinato in fretta

come se fossi esperta

e sapessi il fatto mio

e da quella disperazione

non si sa come è venuto fuori il sapore

l’odore il gusto,

le castagne e l’uva e il vino

e pure l’autunno

la salvezza la creatività

l’arte della trasformazione

et voilà.

Ora che i piedi e il viso ribollono

di camminate e di sole

e di vasodilatazione

mi chiedo a che ora bisogna uscire a passeggiare

a che ora andare al supermercato

a che ora aprire il portone

a che ora passare in un punto o in un altro

– città scacchiera varietà –

a che ora togliersi i nodi dalle braccia

e rialzare il muso dalla polvere

a che ora riporre i vestiti leggeri, le spalline impalpabili

mettersi i calzettoni

incrociare la luce del faro

un peschereccio pietoso

che peschi la mia bandiera scialba

e mi riapra quel vellutato porto.