Strada

When you’re all alone and lonely

In your midnight hour

And you find that your soul

It’s been up for sale

 

And you begin to think ‘bout

All the things that you’ve done

And you begin to hate

Just ‘bout everything

(L. Reed, Coney Island Baby)

 
 

Inciampo nello spazio

mi intralcia i passi

mi giro e mi rigiro

e non mi ci raccapezzo.

Destra sinistra dritto.

Cercare di ricordare

e non ritrovare

quello spazio un tempo

occupato da me.

Elogio dell’attesa

Quanto sono ferme le mucche

e gli alberi

e i muretti a secco

e la terra dissetata

e ridente

verde di gioia.

L’aria ferma

in attesa

mentre il mondo sensibile irrompe nei miei occhi

e i miei occhi

riflettono il sole umido di novembre

il tepore di una stagione dolciastra

che si attarda e si impigrisce

tra queste contrade

spingendo in là

l’aria pungente e tersa dell’inverno

che attende

ancora un pò.

E io

pure attendo

eppure vago

e vagheggio

questa bellezza continua

sottofondo dei miei passi

a un passo da me.

Febbraio

«Sì che amo l’inverno e febbraio noce di ghiaccio, amo le nevi quando il vento le stacca a fagottini dai rami degli abeti e le congiunge a neve con la bussata di un bacio, amo febbraio che rosicchia luce al sole, lo trattiene di più giorno su giorno, amo febbraio che risale l’orizzonte, amo il pettirosso che è resistito senza migrare a sud, amo il mandorlo che apre il fiore bianco di pupilla e lo sparge sull’erba scolorita della brina, amo la vita che continua senza di me, amo l’onda che passa a scavalcarmi, amo, spingo sul verbo amare, buttami fuori dalla parte sporca, sono pronto, non ho urina né feci, sono peso sgocciolato, al nudo, al netto, scaricato di colpe. Morirsene, credo, non è una condanna, morire è essere assolti. Con tutta l’ira della febbre io amo, amo il cuscino zuppo del mio dolore, amo la zanzariera che imbozzola il mio corpo di larva, amo, amo».
Erri de Luca, Il contrario di uno

But my blue eyes cannot see that their real hue is probably green

E una mattina come le altre

ieri

prima dell’alba

non è più uguale alla mattina precedente.

Il vento del nord ha appena smesso di portare nuvole e di strapazzarle

e il cielo è pulito e lindo

silenzioso come sempre

eppure completamente nuovo

acceso

come se da sotto un mantello nero qualcuno avesse finalmente tirato fuori la palla celeste

et voilà, l’avesse resa visibile anche al popolo dei pendolari,

signore e signori, eccovi di nuovo

IL CIELO!

Il ritorno improvviso della luce dopo la notte

per me è una sorpresa sempre

del contrario, invece, non me ne accorgo mai

di come la notte inghiotta i miei passi sul selciato mattina dopo mattina.

Alla notte ci faccio l’abitudine subito e sorrido alle stelle quando le scorgo appena fuori dal portone

e mi sembra che quello sguardo a scorgere nel buio duri un’eternità di mattine

e che per un’eternità di mattine io sorrida con la bocca storta a quella notte che si attarda;

alla luce quando per gli altri è notte, invece, non mi ci abituo

e per settimane, lo so, rimarrò col naso all’insù a sorprendermene,

sgambettando verso il mio treno

e sorriderò ancora pensando sì alla meraviglia di essere viva

e di poter assistere ancora una volta a quel miracolo.

Benvenuti nel mondo dei vivi

mi urlava il mondo rutilante dell’ipermercato ieri sera

ma io non ci credevo e come sempre avevo fretta di andarmene.

Non è quello essere vivi

è questo,

è camminare da soli prima del giorno ed accorgersi in silenzio 

in quel mondo intatto e perfetto prima che le ore lo scuotano senza posa

che il cielo in silenzio sta parlando

sta dicendo che la stagione sta per cambiare

e se i nostri orecchi ne fossero capaci

sentiremmo il fragore sotto i nostri piedi

della terra che prepara i suoi primi germogli

anzi, da qualche parte, essi sono già spuntati.

Essere vivi è anche essere felici

per questi piccoli e forse irrilevanti dettagli.

Del amor y otros demonios

Mi fea, eres una castaña despeinada,
Mi bella, eres hermosa como el viento,
Lisa, terrestre, mínima, redonda, transparente,
Desnuda eres tan simple, como una de tus manos
Pablo Neruda

L’amore non è mai abbastanza

né le poesie d’amore e le canzoni per cantarlo.

Cerco le parole tra le pagine dei libri

e nei moti dei poeti,

cerco tra le mie parole

pensate

dette

non dette

non pensate

attorcigliate a se stesse e perse

definitivamente

un giorno qualsiasi

dunque mute spente,

un giorno inappropriate

un altro sorde.

L’orecchio dell’amato è vuoto

non ha le mie parole

non gli giungeranno mai.

Inadeguate.

Luce dei miei passi,

sole dei miei risvegli,

anche se riuscissi a disegnare immagini magnifiche

nel tuo orecchio lastricato e tirato a lucido per altre feste

scivolerebbero via

come burattini di legno

ingoiati dall’acqua e dalla balena.

Sera

Comprato burrocacao rosa,

mi piaceva tanto ma l’avevo subito perso.

Spruzzato profumo che mi piaceva

avevo il campioncino vuoto per ricordarmi che mi era piaciuto.

Poi un giorno l’ho buttato.

Oggi odorando me lo sono ricordato, l’ho riconosciuto

ce l’avevo ancora da qualche parte in mezzo al cervello.

Spruzzato sulla mano destra, sulla manica destra.

Spruzzato sul cartoncino.

Me lo tengo sul naso mentre cammino nella sera.

Non c’è che la sera, nient’altro che sera.

E questi passi stanchi sui miei passi stanchi.

Sempre quelli.