Stesse menti

 

Le mie notti come tasche zeppe di ferri

tasche da meccanico

che ha cose da sistemare

testate di motore spalancate

il cofano intorno

come una gonna a ruota.

Mi infilo in tasca ogni sera un nuovo attrezzo

altrui

tutto il mondo nel mio letto

tutto il mio letto sopraffatto dal mondo

poi al mattino, con zelo, cerco di disporre le pedine

distendere le storture

gambe, figli, nipoti, mamme, occhi, vuoti, schiene,

una corrente continua

e pur accetto senza proferir parola

inciampando in un ricordo

la resa

il punto fermo

lo schiaffo del selciato.

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C’era tutto un programma futuro che

non abbiamo avverato (I. Fossati)

 

C’è qualcosa che possa offrire a questa vita affamata

perché smetta di prendere e cominci a lasciarmi qualcosa?

Non ho che una manciata di giorni di pura felicità

pensieri all’unisono

scambi di sguardi e di files,

brucianti di desideri platonici

ho consumato notti intere appagata dal loro ricordo

mandato all’infinito in onda nella testa

in un’esplosione di forse chissà ma.

Tutto è perfetto qui dentro di me

poi tutto si ghiaccia al contatto con le mie parole

e le tue

prendo il sacco con le mie speranze

e lo spedisco dritto giù

in fondo al mare

un relitto

un galeone colmo di monete d’oro

pasto per le sirene.