Mezza luna

Luna sdraiata, mezza ruota

la notte si allunga, lei si nasconde e gioca.

C’è un pezzetto di luce che mi sfiora

e io l’afferro

me lo metto in tasca ed esco

contro vento

e prego che non si spenga

che in questo centimetro quadrato di carne e stoffa

mi tenga ben strette le dita

mentre prendo la rincorsa.

E mentre mi impegno a rispondere cortesemente

a sorridere e ridere quando è il caso quasi sempre

a continuare a ballare davanti allo schermo spento della tv

sento che ciò che mi sostiene è l’attesa della pagina vuota

quella dello slancio

della ripresa luminosa

del punto e a capo

– e capricci più niente.

Spicchio di luce, ameba preziosa

riscaldami le dita e i pensieri,

ancora.

Perfecto

È arrivata l’alba e ha tirato

il filo

clic

spento la luce

come a un lume

come a un libro

dopo una notte

fonda e insonne,

arrivata l’alba.

 

E’ stato identificato l’uomo che domenica sera è stato trovato morto da alcuni bambini in un giardino in viale Gandhi, al quartiere Poggiofranco, e che si era allontanato da casa qualche ora prima senza dare alcuna spiegazione. Si tratta di un giovane disoccupato di 27 anni. Per gli investigatori non c’è dubbio che si sia trattato di un suicidio: il giovane è stato ritrovato appeso ad un albero con un filo elettrico intorno al collo. (barilive.it)

In tempo

Si disparan por fuera y te matan por dentro (Rosana)

 

Non dormo più

posso solo pensare.

E scrivere,

se penso abbastanza forte.

Un centimetro quadrato del mio giubbotto

stretto tra le tue dita

contatto fugace, un’eternità

ma io avevo tutto dalla mia parte

il treno che frenava

gli scaffali che mi reggevano

il sole

la notte,

tutto insieme.

Ecco

la mia mano che tocca il tuo braccio

e le mie dita che premono

su.

L’universo nell’amore

quello che non esiste

se non nei pensieri

che non ha altra vita

che quella dei sogni notturni

quello che vive di un attimo

di una parola

di un microsecondo fatto di niente.

Eppure tutto l’universo è lì.

E lì ritorno

in quel pezzetto di me

stretto in un pezzetto di te

ad aspettare

che passi l’inverno.

All’opra

Rovisto nelle mie aggrovigliate parti oscure

e rimesto e frugo

e mi rimprovero e mi mando al diavolo

ma eccomi lì

facile come aprire una porta mai chiusa a chiave

a scorticare croste

a tirar via le unghie dalle dita

a premere sui tagli aperti.

Tutto sembra essere sempre lì

un grumo mai appianato

mai sciolto

mai cicatrizzato,

sempre aperto come certi bar sulle highways

un’insegna luminosa che lampeggia nella notte

mi ipnotizza e mi chiama

e sempre lì ritorno

come un vecchio alcolizzato col fegato a pezzi

non resisto a un ultimo goccio che ultimo non è,

il male per il piacere di un momento

e il dolore di tutti i giorni dopo.

Strade e luoghi e date e parole

e viaggi e carezze e sguardi e certezze

essere pensare fare in un modo in cui non sai più

niente per cui mandarti al diavolo a ogni piè sospinto,

tutto quello che avrei voluto

che sarebbe successo se solo l’avessi lasciato accadere

tutto quello che, provi e riprovi,

proprio non ti riesce più.

Non riuscire,

come si può sopportare.

Aspirare alle stelle

e scalare montagne,

non ci si arriva mai

solo ci si rompe

fiato piedi mani ossa.

Solo ti riesce correre

unire punti e misurare istanti

mentre dall’altra parte tu

al punto c’eri già arrivata,

e senza tante corse.

Minimal projects

Attendere fiduciosa che la mia gardenia torni a fiorire

e che ancora e ancora e ancora

tutte le tue parole e tutti i tuoi sguardi continuino a rimanermi attaccati

sulla pelle

lustri, come baci disegnati a inchiostro di china

certi, come il sonno sugli occhi dopo troppa veglia

e troppa rabbia, delusione, indignazione.

Che l’auto nella notte e il tuo parlare piano continuino a fluire

che la tua vicinanza che mi culla continui a bastarmi

senza toccarmi

che continui ad accarezzare leggera il mio essere al mondo

io, con questo scafandro bucato

che sempre mi ci annego

ché anche un torrente dà troppi schiaffi.