Casus belli

Volano gli aeroplani, le scie come trame si intrecciano  (C. Consoli)

Il caso non sorprende per imprecisione

si commenta con un’alzata di spalle

una leggera delusione

il mondo e i suoi misteriosi meccanismi

sono fuori dal controllo umano

in balìa del caso

la riuscita o non riuscita di un evento

appare irrealizzabile, impossibile, improbabile

un paio di dadi lanciati al vento

che l’attrito rende mobile

che l’attrito non muove.

Il caso provoca sbalordimento, stupore

qualora si manifesti con precisione

come munito di una intrinseca esatta intelligenza

quasi pare che agisca, che senta

volente, nolente

come una vibrazione interferente

dotato di una risoluta capacità decisionale

come una sonda spaziale

falciando anni luce, approda

nel punto esatto di una stella

guidato da questa terra remota.

apertura1.570

In Toscana, a Camaiore (Lucca), le fortissime raffiche di vento hanno scoperchiato il campanile della chiesa di Santa Croce.In Toscana, nel comune di Borgo a Mozzano (Lucca), è morto un uomo che era alla guida della sua auto, travolta da un masso staccatosi da una parete rocciosa.Illesa la donna che era al suo fianco.Nelle Marche, a Urbino, è morta una donna, schiacciata da un albero sradicato da fortissime raffiche di vento. La donna era appena scesa dall’autobus e stava andando a lavorare a piedi.

 
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Cambia il mondo

 

Siamo su questo mondo per puro caso

e tutto  sembra che funzioni bene

finché  la pallina si inceppa

tra le ruote del tempo si ferma

e i tagliagole filmano la tua fine in un momento

in pasto alle telecamere di tutto il mondo.

Lo chiamo caso

lo chiamo assurdo caso

lo chiamo orribile assurdo caso

e giù silenzio

perché non ne ho di parole

ho solo pensieri gesti e strizzare di occhi

ci sono notizie da leggere e andarsene

ma andare dove

il caso

assurdo orribile meraviglioso tenace caso

ti segue ovunque.

Nulla nulla puoi fare

ci vorrebbe la magia dello schioccare le dita

e far tornare tutto come prima

via il boia

via il tuo sguardo lontano

via quel paesaggio vuoto

via quello stupido universale insensato straparlare.

 

Gentle Spirit

 

Spirito gentile trova i nostri cuori

siediti dietro di me e rimani per un p0′

lasciami sentire la vita attraverso te

 

Oggi credo solo alla luna descritta da Cyrano

credo solo alla testardaggine di Belano

credo solo alla cattiveria di Limonov.

Come in un turbine sollevato dal libeccio

come in un’estasi alcolica, io credo e affermo

che solo esiste questo fuggevole mondo etereo.

Rumore di fondo

Mentre parlo e canto e dico

il mondo cammina e si muove

e si sposta rumorosamente

ticchettìi passi gorgoglìi

voci e grida

il mondo gira e noi

non ci incontriamo più.

Ma se potessi vedermi

e osservarmi

non con la severità dello specchio

non con la velocità con cui appendo il mio viso sulla rete

ma dall’altra parte

dal balcone di fronte

apprezzerei ciò che sono

mentre tutto mi gira intorno

ed io cerco di non pensarci troppo su.

Vorrei guardarmi mentre interrogo il terreno muto dei miei tulipani

ormai dimentichi di se stessi sotto centimetri di terra

mentre stendo il pigiama e mi accorgo che il geranio cresce a dismisura

e allora mi avvicino e tolgo le foglie secche

e riprendo a stendere le lenzuola

e l’occhio cade sui germogli di gelsomini

fermi nel loro sbocciare da settimane

e allora mollo il calzino e aggiungo dell’acqua

e vorrei osservare la mia sorpresa al vedere quel cespuglietto di rucola

spuntato dal nulla

portato da chissà dove

regalo del vento o di qualche uccellino

avrei voluto vedere posarsi quei semi leggeri

avrei voluto assistere al loro volo

alla traiettoria che li ha portati qui.

E avrei voluto essere stata capace

tra migliaia di cose e pensieri affollati

tra le mie mani e nella mia testa

e tutt’intorno

di ascoltare

oltre tutto questo rumore di fondo

ciò che le tue labbra mi stavano dicendo.

O forse non dicevano

forse sorridevano

o accennavano.

Capo d’anno

…sentire dentro di sé il dolore che attraversa come una freccia la natura e ripetere con il poeta “spesso il male di vivere ho incontrato”.

(Vito Mancuso, Il principio passione)

Questo libro arriva come una lettera dal cielo, qualcuno ha sentito la mia fame d’amore inesplicabile, immersa nel mistero imperscrutabile e doloroso del mondo, e me l’ha messo davanti un pomeriggio in cui vagavo distratta in libreria.

Mancuso si chiede, ed io con lui, se tutto questo dolore di cui ogni cosa è intrisa renda ancora il mondo degno di amore, se l’amore, dunque, sia in sintonia con il mondo che ci circonda; sia chiaro, non la percezione che ne ho oggi che sono allegra o domani che invece sono afflitta, ma il mondo come realtà oggettiva, fatta di assurdo e di bellezza, di cui tutti gli esseri senzienti hanno una conoscenza diretta.

E la tesi di Mancuso è che questo sentimento, l’amore, dunque, porti a compimento la logica, sempre spiazzante, del mondo.

Per questo vale la pena leggerlo.

Vale la pena leggerlo adesso perché l’esperienza del vivere, lezione mai appresa fino in fondo che ci porta ad assaggiare il dolore sottile o travolgente nascosto in ogni cosa, si rivela in maniera particolarmente acuta in questi giorni che la bella stagione si allontana sempre più e il tempo libero con lei, e gli occhi, prima immersi nell’aria e nella luce, si incupiscono e illanguidiscono.

In questa microstagione, ancora più intermedia di quanto non lo sia l’autunno – quando l’estate è andata via ma l’autunno non ha ancora fatto irruzione in maniera plateale, prima che si sparga dappertutto il profumo consolatorio delle castagne – sembra che qualcosa di irrecuperabile stiamo perdendo, quasi fosse il nostro modo più autentico di vivere, quello in cui non dobbiamo vestirci dei panni dei nostri ruoli ufficiali e ancora, per un po’, continuiamo a corrergli dietro, ma non abbiamo più l’aspetto, la forza, il tempo, per farlo.

E non è facile trovare il bene quando le cose cambiano. Migliore appare sempre il passato, il perduto, il lasciato, il fatto o non fatto, comunque l’inafferrato non sempre perché fosse inafferrabile ma perché non abbiamo saputo acchiapparlo per tempo, ma tant’è: tutto ciò appare come un nirvana irraggiungibile, ciò che per il buddismo e l’induismo è il trascendente, dove l’essere e il bene coincidono, “il non-nato, non-divenuto, non-creato, non-formato”. 

La sfida in questo strano capodanno, senza botti e senza champagne, è scovare il bene nella solitudine di una non festa, tra le pieghe dell’adesso e dell’oggi, dell’ormai è deciso, dell’è così, del questa è la mia vita, del ricominciamo.

Il tempo della sconfitta

We stare straight ahead and try so hard to stay right
Like the red rose of summer that blooms in the day.

È vero che non controlliamo niente

e che non riusciamo a raddrizzare la curva della vita

in particolare di quelli che ci stanno a cuore

o che avrebbero meritato di meglio.

È vero che moriamo tutti

e che muoiono di più e prima

coloro che dovrebbero essere eterni

perché di loro finanche l’ultimo centimetro quadrato di questo mondo

ha bisogno

e perché lo richiederebbe la Giustizia

se esistesse davvero

e non fosse un vessillo con cui armarci il cuore

mentre coloro che spargono allegramente semi del male

mitragliate a raffica senza posa

e si appigliano come spider men ai grattacieli

a tutte le maniglie importanti

quelle che aprono valanghe di orrori camuffati di stracci

eterni sono

o così appare il loro male,

veleno che serpeggia e ammala e addolora.

È vero che abbiamo desiderato la morte di alcuni

per futili motivi personali

ma anche l’amore di qualcun altro

per gli stessi stupidi motivi

così strettamente universali.

Ma è pur vero che non ci arrendiamo

e su questo treno sconnesso rimaniamo

guardando avanti e dritto mentre le vetture sobbalzano

sotto i nostri piedi

e qui rimaniamo, sobbalzando con loro

sapendo che ogni volta che tireremo fuori la mano dal finestrino

per prendere ancora di quel frutto dolce

la felicità

che finché c’è appare il vero senso della vita

– l’amore, l’amore

l’albero a cui tendevi

e di cui non poche volte abbiamo assaporato

l’ebbrezza, la perfezione, la necessità –

qualcuno ci verrà a strappare via il frutto

o la mano

o a sigillarci il finestrino

perché…

Perché non si sa

o non si osa dire.

Così è.

Eppur le mani,

pargolette,

quelle no.

Pur in tanto subbuglio

come rose rosse nella notte

non smetteranno, no

di tratteggiare una sconfitta, sì

ma mai una resa.

Se succederà qualcosa sarà colpa dei silenti. Se Bonaventura arriverà in ritardo con l’appuntamento dei riscontri dovuti o se dovrò perderci la testa dietro a questa paura.
Ditemi che rischio e mi difendete o che il pentito è un bugiardo: il resto è per i ciarlatani.
Non mi interessa essere un eroe, mi interessa riconoscere uno Stato organizzato, non solo organizzata la criminalità. E’ troppo?
Per me, i miei famigliari e i miei figli è il minimo indispensabile. “Agibilità sociale”, direi, se serve un buon titolo per i giornali.

(Giulio Cavalli) http://espresso.repubblica.it/dettaglio/basta-parole-ora-salvatemi/2213811

Marea baja

P1020240
P1020241
A Santander perché ci sia sole bisogna che ci sia vento,
tanto vento.
Sicchè oggi altro giorno di nordest.
Onde furiose!
Il bagnasciuga per la bassa marea stamattina era immenso
plotoni di persone a passeggio
poche persone in acqua.
Io mi sono tuffata all’infinito
le onde mi ridevano addosso
sulla testa e sulla schiena.
Sul prato del bar ora scrivo
mi connetto con il resto del mondo
o quella parte del resto del mondo cui ho accesso.
Sulla mia testa gridano i gabbiani
nella mia testa sbattono i ricordi
agitati da un vento ostinato.