Interno

You make a list of all your big regrets
You share with people that you never met (S. Wilson)

Il mio corpo mi pianta in asso

io lo trascino per la manica e ci soffio dentro

progetto e scrivo e immagino e schiaccio l’acceleratore

il foulard vola io veleggio, fino ad arrivare in fondo.

Non in fondo alle sere dove la gente urla per un pallone

non in fondo alle mattine dove non va bene nulla di ciò che dico

non in fondo alle giornate spese a mangiarti e rimangiarti

come se non ti conoscessi e avessi odiato affatto

non in fondo alle notti dove mi aspetta uno schermo vuoto e acceso

come un lampione distratto

ma in fondo alle cose fatte bene

quelle che si trovano, chiocce e mute,

alla fine di tutti i mesi.

Forse desidero uno di quei dolori profondi e privati

quelle cerniere che ti aprono dalla testa ai piedi

ma che presto e facili si chiudono

e tutto chiudi fuori

treni e finestrini e bambini e pianti e morti

uno di quei dolori quei vuoti che fanno compagnia più che male

come un abbraccio sulla testa che fa tacere i muri e il cortile e la strada

come immergersi nel mare silenzioso e placido del tramonto

e godere lì sotto del torpore e della fiacchezza

del refrigerio avvolgente dal gorgo di afa spietata.

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Siren

Did I dream you dreamed about me?
Were you hare when I was fox?
Now my foolish boat is leaning 
Broken lovelorn on your rocks,
For you sing, “Touch me not, touch me not, come back tomorrow:
O my heart, O my heart shies from the sorrow”

La ricerca della felicità

porta ad assumere strane posizioni

pur che faccia meno male

e meno poco assomigli

alla felicità che vagheggiavamo.

Un pugno di chiodi

in un piatto sbrecciato

ed io che cerco

immobile

come davanti al mare aperto

un argine

una favilla

un seme

una pinna.

 

Kids & Sex

Mamma e papà non ci sono

hanno tanto da fare

lavoro soldi amici problemi

ed io mi voglio male

io voglio farmi male

io voglio fargli male.

Il mio smartphone

tutta la mia vita

tutti i miei contatti

sempre con me

scopri come fare

il sesso ovunque

dentro e fuori il web

è tutto ciò che c’è da mangiare

da anni qui per me.

Il mio corpo

facile da usare

sguardi da attirare

quegli sguardi cui niente importa

di me e dei miei pensieri

attenzione al culmine

e tanti tanti soldi veri

essere desiderata cercata voluta

pagata fintamente amata

è tutto ciò che voglio

è tutto ciò che c’è.

La storia probabilmente è molto meno insolita di quanto si pensi, e forse proprio per questo deve far riflettere. A Roma due minorenni che andavano nello stesso liceo si prostituivano in un appartamento nel ricco quartiere dei Parioli, per soldi, per droga, fagocitate nell’attività da un gruppo di adulti che avrebbe inizialmente coinvolto una delle due ragazze contattandola su facebook. Ma basta andare sul sito di incontri in cui c’era l’annuncio delle due ragazze che si facevano passare per maggiorenni, per vedere decine e decine di offerte, di tutti i tipi.
(Melog – Gianluca Nicoletti)

Le conseguenze dell’amore

L’amore mi lega

alla vita e ai suoi sterminati contorni

amore mentre qualcuno mi da e gli do

amore mentre scompaio

sotto il mare e i suoi silenzi

amore mentre ascolto e ballo

amore mentre insegno quel che so e accendo

lampadine spente

amore mentre nella solitudine sento

di essere viva.

Tutto è contorno e concorre

ad essere centro

pure prendersi a calci

rompersi il fiato sui pedali

purché serva

a non sentire il bruciore che ci arroventa

la pelle e non ci lascia dormire

quella sconfitta

quella perdita

quel mostro, quella battaglia

che divora e prende la mira.

Il tempo della sconfitta

We stare straight ahead and try so hard to stay right
Like the red rose of summer that blooms in the day.

È vero che non controlliamo niente

e che non riusciamo a raddrizzare la curva della vita

in particolare di quelli che ci stanno a cuore

o che avrebbero meritato di meglio.

È vero che moriamo tutti

e che muoiono di più e prima

coloro che dovrebbero essere eterni

perché di loro finanche l’ultimo centimetro quadrato di questo mondo

ha bisogno

e perché lo richiederebbe la Giustizia

se esistesse davvero

e non fosse un vessillo con cui armarci il cuore

mentre coloro che spargono allegramente semi del male

mitragliate a raffica senza posa

e si appigliano come spider men ai grattacieli

a tutte le maniglie importanti

quelle che aprono valanghe di orrori camuffati di stracci

eterni sono

o così appare il loro male,

veleno che serpeggia e ammala e addolora.

È vero che abbiamo desiderato la morte di alcuni

per futili motivi personali

ma anche l’amore di qualcun altro

per gli stessi stupidi motivi

così strettamente universali.

Ma è pur vero che non ci arrendiamo

e su questo treno sconnesso rimaniamo

guardando avanti e dritto mentre le vetture sobbalzano

sotto i nostri piedi

e qui rimaniamo, sobbalzando con loro

sapendo che ogni volta che tireremo fuori la mano dal finestrino

per prendere ancora di quel frutto dolce

la felicità

che finché c’è appare il vero senso della vita

– l’amore, l’amore

l’albero a cui tendevi

e di cui non poche volte abbiamo assaporato

l’ebbrezza, la perfezione, la necessità –

qualcuno ci verrà a strappare via il frutto

o la mano

o a sigillarci il finestrino

perché…

Perché non si sa

o non si osa dire.

Così è.

Eppur le mani,

pargolette,

quelle no.

Pur in tanto subbuglio

come rose rosse nella notte

non smetteranno, no

di tratteggiare una sconfitta, sì

ma mai una resa.

Se succederà qualcosa sarà colpa dei silenti. Se Bonaventura arriverà in ritardo con l’appuntamento dei riscontri dovuti o se dovrò perderci la testa dietro a questa paura.
Ditemi che rischio e mi difendete o che il pentito è un bugiardo: il resto è per i ciarlatani.
Non mi interessa essere un eroe, mi interessa riconoscere uno Stato organizzato, non solo organizzata la criminalità. E’ troppo?
Per me, i miei famigliari e i miei figli è il minimo indispensabile. “Agibilità sociale”, direi, se serve un buon titolo per i giornali.

(Giulio Cavalli) http://espresso.repubblica.it/dettaglio/basta-parole-ora-salvatemi/2213811

Amoricidio


Di questo si tratta.

Di uccidere il tuo amore

sogni passioni desideri

occhi mani labbra

quando è diventato il tuo nemico.

E per te non ci sono più

né abbastanza

abbracci e consentimenti

solo coltelli e rifiuti

vuoti a perdere lanciati addosso

fino a seppellirtici.

Il nemico è colui che ti fa del male

nonostante tu gli dica che ti sta facendo del male

e più ti fa del male, più te ne vuoi liberare

dire basta andare via essere felice

vivere

e più non te ne sai liberare, più non riesci ad andartene.

E più ti fa del male.

Questa incapacità di mollare la presa

o semplicemente di lasciarsi fare serenamente del male dalla propria vita

– accettare di aver sbagliato e mollare –

ma soprattutto l’incapacità di sapere aspettare che passi

– ché poi tornerà tutto a fluire

e a splendere o a significare –

spinge a mordere 

perché se non smette

e tu non smetti

l’amore scolora sempre più

si frantuma scompare si dissolve

e diventa un’altra cosa

in un altro posto

con un’altra forma

ormai carne da cannone

l’opposto di ciò che era.

Freddo, rabbia, pianto.

Crimine abominevole

seppur metaforicamente consumato .

All’opra

Rovisto nelle mie aggrovigliate parti oscure

e rimesto e frugo

e mi rimprovero e mi mando al diavolo

ma eccomi lì

facile come aprire una porta mai chiusa a chiave

a scorticare croste

a tirar via le unghie dalle dita

a premere sui tagli aperti.

Tutto sembra essere sempre lì

un grumo mai appianato

mai sciolto

mai cicatrizzato

sempre aperto come certi bar sulle highways

un’insegna luminosa che lampeggia nella notte

mi ipnotizza e mi chiama

e sempre lì ritorno

come un vecchio alcolizzato col fegato a pezzi

non resisto a un ultimo goccio che ultimo non è

il male per il piacere di un momento

e il dolore di tutti i giorni dopo.

Strade e luoghi e date e parole

e viaggi e carezze e sguardi e certezze

essere pensare fare in un modo in cui non sai più

niente per cui mandarti al diavolo a ogni piè sospinto

tutto quello che avrei voluto

che sarebbe successo se solo l’avessi lasciato accadere

tutto quello che, provi e riprovi,

proprio non ti riesce più

– come si può sopportare?-

aspirare alle stelle e scalare montagne

non ci si arriva mai

solo ci si rompe

fiato piedi mani ossa

solo ti riesce correre

unire punti e misurare istanti

mentre dall’altra parte tu

al punto c’eri già arrivata

e senza tante corse.