Niente di nuovo

You can’t go back now as the door has been closed
Standing outside just passing time ‘til we die
There’s nowhere to live and all that’s been living is gone (D. Jurado)

Non volevo darla vinta alla vita

ancora una volta,

questo avrebbe detto

molti molti anni dopo.

Perciò aveva costruito giorno dopo giorno,

non appena aveva capito che le stavano giocando di nuovo un brutto tiro,

un’opposizione accanita inutile feroce infruttuosa.

L’unico frutto che avrebbe colto

dopo molti molti anni

sarebbe stata questa risposta

a lungo trattenuta e finalmente scagliata

– come un calcio tirato ad un pallone solitario

un tiro difettoso, sbilenco –

lontano

da sé.

Bittersweet me

Citando i R.E.M

questo è,

my bittersweet life

quel che c’è,

un caffè

il tintinnìo della pioggia

e il mormorio dei tuoni,

non convinti sul proprio frangersi addosso.

Aria di temporale estivo

lontano, chissà dove.

Adoro questo cielo grigio

e cerco e godo

come i fiori del mio giardino

cui niente importa e niente sanno

delle inesplicabili porcherie umane.

I am alive

If I ever want to fly Mulholland Drive I am alive  

Twentieth century go and sleep
Really deep
We won’t blink

Your eyes are burning holes through me
I’m not scared
I’m outta here

Parole canzoni

una birra un amico

sapere che qualcuno o qualcosa esiste

sia pur così lontano da te.

That’s all.

Mal d’aprile

I’m building a stone wall I hope will protect me
Battling gunshots, these thoughts of rejecting
When everything falls so softly before me
You come, pull in, touch down then destroy me
(Evening Hymns – Broken rifle)

 

Il freddo il grigiore la pioggia la corsa verso il treno la corsa dal treno

la corsa tra le cose da fare da chiedere le frasi da inventare

le scadenze da programmare il lavoro da correggere il lavoro da preparare

le cose da ricordare le mille cose che mi dimentico

la testa che si svuota mentre parlo chi si accorge del vento

che si porta via tutto mentre parlo e dico e faccio

come se niente fosse e mi toglie d’impaccio.

Un pezzettino di carta di puro chiffon

una briciola di sole una goccia di colore

uno sguardo soffice una mano una penna un cassetto

una vicinanza cinque minuti quotidiani di conforto

un luogo una relazione

lo splendore la bellezza l’amore

come un soffione al vento di aprile

è volato via verso il paese delle mille sconfitte.

Maestro

E’ arrivato il maestrale.

Chissà da dove.

Dove si è generato

in quale momento ha cominciato a correre

per la valle del Rodano

da qualche ansa del Golfo del Leone.

Ieri sera si percepiva che stava accadendo

anche se nel quadrato di case su cui respira la mia casa

non era ancora accaduto nulla.

Altrove, su uno scoglio che rimira il buio nord-est,

avrei sentito l’aria ferma e appiccicosa

muoversi alle spalle

lambirmi l’orecchio sinistro

prendere a correre

portarmi addosso il mare

e via queste giornate.

Maestro.

 

Ruge, mistral. Mezcla el mundo y mézclanos con él.
Cuando el mar te tenga te tendré.
Ruge, mistral, medio dios, llévate el mundo de aquí
peina la espuma y llévanos muy lejos.
Muy lejos.