L’amore non esiste

Esiste il letto

il sonno

un viluppo di tappeti

senza punte e senza lingua

io mi lascio

abbracciare, ninnare

sognare

una casa bianca e una scala

il sole che accarezza i limoni

le pietre infliggono passi

ed io impietrita e ferma sono

attendo che salti

l’ostacolo

come un’onda poco lanciata

inciampi e pur al fin cada

addosso

a questa baia squarciata.

 

 

 

 

Stesse menti

 

Le mie notti come tasche zeppe di ferri

tasche da meccanico

che ha cose da sistemare

testate di motore spalancate

il cofano intorno

come una gonna a ruota.

Mi infilo in tasca ogni sera un nuovo attrezzo

altrui

tutto il mondo nel mio letto

tutto il mio letto sopraffatto dal mondo

poi al mattino, con zelo, cerco di disporre le pedine

distendere le storture

gambe figli nipoti mamme occhi vuoti schiene

una corrente continua

e pur accetto senza proferir parola

inciampando in un ricordo

la resa

il punto fermo

lo schiaffo del selciato.

Ti avessi incontrato

Ed è cretino cercare di fermare le lacrime ridendo

 

Il colore del tuo fiato sarà turchino

e le scintille dei tuoi occhi illumineranno la stanza

come fuochi fatui nella notte misteriosa

scalderanno il mio letto e la mia schiena vuota

le tue braccia generose

come farina macinata di fresco vuotata in un sacco

colmeranno ogni piega del mio corpo

e le tue parole lambiranno i miei orecchi

tiepide e piane

come onde limpide che sciabordano a riva

il mio cuore vi navigherà sicuro

come una barchetta tra placidi flutti

porto, fiordo

vento amico.

Freddo

Accorgimenti per non tremare di freddo.

Non passare tutto il pomeriggio immobile in casa

fare un giro anche se non ti va

usare ciò che mettevi sopra, sotto

più vicino alla pelle

turbinare l’aria di caldo

andare a letto prima di presto.

Bere un bicchiere.

Quando è stata l’ultima volta che al cinema non è suonato un telefono

e che il proprietario non si sia messo a parlare dicendo sono al cinema

o che il bisbiglio insistente non si sia confuso con le parole degli attori.

Quando è stata l’ultima volta che a teatro il telefono non è suonato più e più volte

che le tossi insistenti non hanno sciupato le melodie.

Il cinema e il teatro scambiati per la tv di casa.

Il mio vicino oggi, un ragazzo, ha fatto schioccare tutte le dita

poi se ne è mangiato tutte le unghie

a parte muoversi continuamente e sospirare appena l’azione sulla scena rallentava.

Credo che la cosa più difficile da ottenere da una persona giovane o mediamente tale

sia stare ferma ad ascoltare attentamente.

E’ così facile non concentrarsi, troppo facile.

Il movimento ci percorre mente e corpo,

a noi giovani di questo tempo irrequieto.

Per lottare contro questa mania vado a letto prima di presto.

Presto, prima

che il freddo mi prenda la pelle.

Ma come può uno scoglio

arginare il mare?

Ode al lenzuolo pulito

Nella vigilia del giorno palindromo ho dormito nel letto fresco di pulito.

Il cambio di lenzuola

connota di fragranza il giaciglio

l’odore del cassetto e i suoi sacchetti profumati al muschio

l’odore di un sole basso e timido

l’odore delle pieghe che ancora non si spiegano del tutto.

Tutte queste cose belle dormono con me la prima notte

e mi accarezzano ogni volta che mi rigiro inquieta

che mi alzo e subito vi ritorno in fretta.