Racconto di me

io t’ho amato sempre non t’ho amato mai

amore che vieni amore che vai

(F. De Andrè)

 

Stasera leggo questo racconto

di un marito che stava per perdere la moglie in un ictus

il racconto lui lo fa a lei

tempo dopo

le racconta come stava per perderla

una moglie

con i miei anni e le mie magrezze

una donna

che potrei essere io

io che un giorno inciampo per strada

e in un grumo troppo grande

mi perdo

io

e chi racconterebbe

ai medici cosa e chi sono

io

e chi mi terrebbe

sotto braccio a sostenere il mio abbandono

io

e chi abbraccerebbe  il pianto delle figlie che non ho avuto

io

e chi mi racconterebbe

come mi ha riavuta nuova di nuovo

tra le sue braccia, io.

 

Espiga y deseo

 

Donde nos llevó la imaginación, 
donde con los ojos cerrados 
se divisan infinitos campos. 
Donde se creó la primera luz 
junto a la semilla de cielo azul 
volveré a ese lugar donde nací.

(A. Vega)

 

Le spighe e il vento che no, non le molla

rullo martello frusta e un fruscìo le rimesta

il terrazzo ruvido e grigio e noi

che ci nascondiamo

dal cielo e le nuvole cadenti e l’orizzonte infuocato

parliamo di oggi e di ieri

lo specchio ed io ci guardiamo

cosa sia meglio o sia peggio

l’aria o il fuoco, glamourous baby,

le faville che si dileguano

la voce che inciampa

dieci minuti o sessanta.

Organization

Nelle mie case precedenti spesso procedevo ad una nuova disposizione dei mobili che conferisse novità ai miei monovani. E devo dire che funzionava. Per un po’ cambiavo casa.

In questa casa i miei mobili sono abbastanza stabili. Finora ho spostato solo una libreria, parte di essa, da una parete a quella di fronte. E anche in quel caso ha funzionato. Il soggiorno mi accoglieva con una luce diversa, pur non riuscendo a soggiornarvi più di tanto, prigioniera, e quanto, della mia postazione lavorativa.
Ieri ho aggiunto un mobile in bagno, e ora, e per un po’, mi sembrerà di entrare in una stanza non mia, nel senso di nuova, e bella, e conseguentemente mi sembrerà, come capita sempre, essendo in fondo questo lo scopo finale e reale, di vivere una vita non mia, nel senso di nuova, e bella.

Oggi, invece, ho spostato dei libri, da una libreria all’altra, ho destinato alle due parti della libreria, una di fronte all’altra, due lingue diverse, le mie due lingue diverse.
In questo caso, non ho assistito ad un aggiornamento apparente della mia vita che mi consenta di aggiungere un giorno all’altro con una spinta di rinnovata – reale o apparente non saprei dire, ma poco importa – vitalità, bensì ad un vigoroso ripasso del mio passato, operazione non sterile questa volta, non piagnona, ma costruttiva.

Ricostruivo in effetti, attraverso i libri letti, le tappe del mio passato, i mattoncini che uno sull’altro costituiscono ciò che sono. Tenevo in mano i libri da spostare e questi mi comunicavano i momenti vissuti insieme, le emozioni, le situazioni, le case, gli amori, i periodi, gli anni – felici, infelici, miei, passati.

Ero io, ciò che trasferivo su e giù, qui e lì, tra le mie librerie, io, io che leggevo furiosamente e instancabilmente, io che sognavo e immaginavo e vivevo. Furiosamente e instancabilmente.

E ora che le pagine riposano tra gli scaffali, la memoria di averle vissute intensamente, riempie di senso il mirarli e rimirarli, riempie di senso il loro stare, qui, con me, condividendo i miei sciocchi andirivieni in questi metri quadri che mi misurano dentro.

Non è un problema mio

Guarda che non sono io quello che stai cercando 
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo 
Quello che ti perdona e ti capisce 
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce 

Guarda che non sono io quello seduto accanto 
Che ti prende la mano e che ti asciuga il pianto (F. De Gregori)

turk

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io, Gezi Park

piazza Taksim

l’Italia

il mondo intero.

Contro.

Contro chi ci vuole fregare.

E non c’è altro da fare

stasera

che protestare.

Ammesso che serva

a prendere quel getto d’acqua in faccia ci sono anch’io

io

mentre tutt’intorno brulica

di mani in pasta

e bla bla bla.

Gezi Park

Piazza Taksim

il mondo intero

l’Italia

io

tentativi di far girare all’incontrario

contro

chi vuol far girare sempre le cose

nello stesso modo.

Silenzio

If i could only see straight
I wouldn’t be lonley these days
I’d drag my body out of this place

Riempio di note ottimiste il silenzio irreale di questo lungo pomeriggio uggioso

in cielo si aprono squarci di azzurro e le rondini strillano senza posa

basta concentrarsi su questo

il silenzio la musica il cielo che si muove

per non vedere.

Immensi, arditi, insolenti

echi

senza incertezze senza inciampi senza strappi mal rattoppati.

Rest

Home again
Home again
One day I know
I’ll feel home again
Born again
Born again
One day I know
I’ll feel strong again
(Michael Kiwanuka)

Conservo parole scritte in fretta

tracciate chissà dove

conservo sguardi lanciati dopo aver trattenuto il fiato

durati un attimo

per non caderci dentro

conservo sorrisi nemmeno accennati

immaginati dietro le mie parole

nemmeno pronunciate

conservo la lista delle cose che vorrei

io tu il mondo intero

e che non mi riescono

corro la sera per dimenticarmela

perché le liste non funzionano più.