In ogni luogo

To lead a better life I need my love to be here

 

Il mio attimo presente  è come questo panettone assaltato di sera tardi

sbocconcellato e poi divorato

fino a che mi si strangola tra le costole e mi obbliga a restare sveglia

ancora una notte, ancora

ad aspettare la prossima notte

il prossimo, il mio migliore attimo presente

come un prigioniero che spia le ombre fuori dalle proprie sbarre

le guarda rattrappirsi e allungarsi come un abile ginnasta

flessioni e giochi di carte

e tutto ciò che è immobile sembra muoversi

i ghigni dei soliti fuochisti mi rintronano a morsi

mentre aspetto

la prossima notte ancora

e il mio migliore futuro imperfetto.

 

 

 

 

Punteruolo ferruginoso

Just a perfect day

You made me forget myself
I thought I was someone else
Someone good

Oh, it’s such a perfect day
I’m glad I spent it with you

(L. Reed)

La domenica scorre via lenta e stracca

si odono appena rumori là fuori

il mondo appare tacito e immobile

ovattato

come incartato

in un foglio a bolle d’aria.

Mi ottunde tanto silenzio

e tanta solitudine

eppure mi metto a lavorare e lavorare

mentre la mente mi accarezzo.

 

Un giorno perfetto
hai fatto sì che mi dimenticassi di me stesso
tanto da pensare di essere un altro
uno migliore.
Un giorno così perfetto
sono felice di averlo passato in tua compagnia.
 

Stesa

dai tuoi colpi

sguardi come baci

le tue granate

lanci precisi

le tue bombe a grappolo

ganasce

lucchetto,

messa giù

un birillo malfermo

una palma mangiata all’interno

guardo le stelle e gli chiedo

confusa

forse felice

se fare il morto o rimettermi su

robottino incantato

e su

le scarpe battono sul selciato.

Elogio dell’attesa

Quanto sono ferme le mucche

e gli alberi

e i muretti a secco

e la terra dissetata

e ridente

verde di gioia.

L’aria ferma

in attesa

mentre il mondo sensibile irrompe nei miei occhi

e i miei occhi

riflettono il sole umido di novembre

il tepore di una stagione dolciastra

che si attarda e si impigrisce

tra queste contrade

spingendo in là

l’aria pungente e tersa dell’inverno

che attende

ancora un pò.

E io

pure attendo

eppure vago

e vagheggio

questa bellezza continua

sottofondo dei miei passi

a un passo da me.

Muta

 

 

 

 

 

 

 

Quando mi trovo davanti a cose che non posso controllare

cerco risposte persino nel cemento della città.

Cerco l’ultima luce tra le piazze vuote della periferia

dove solo il maestrale vigoroso mi fà compagnia.

E una luna brillante.

Una danza da baccante, l’offerta di vino e cibo, di oro e argento,

il sacrificio di un montone, il digiuno e il cilicio, 

la recita di una preghiera, la ripetizione di un mantra,

un canto sommesso, l’omaggio di candele e fiori.

La mia mente ha snocciolato a ripetizione tutte le possibilità

immobile,

nella morsa dell’imponderabile.

Senza casco.

Muta.

Non so come bisognava fare

a chiedere al cielo e alla terra e al vento

un pizzico di buona sorte

un pizzico di benevolenza.

E tutto intorno si muove

e tutto intorno esiste,

tacendo.

Más

 

Eccoci.

Siamo quelli che non vogliono smettere.

Il sole obliquo riscalda appena

alle 10 del mattino di una domenica di metà settembre,

il mare cobalto respira come un mantice infinito

sotto il vento di grecale.

E noi lì,  a inerpicarci ancora tra le rocce

a scegliere dove passare qualche ora

dove tuffarci senza l’impiccio delle onde.

Sole mare vento

il nostro dna che si dipana

il nostro corpo che respira

il libro che nel chiuso delle case non fila

scorre sereno sotto i nostri occhi.

Le braccia le mani le gambe,

nuoto, cammino, respiro

nella massa marina spingo e ritraggo

allontano

domani, oggi

e gioco

a essere pesce

a raggiungere quelle alici imperturbabili

in quel mondo verde, silenzioso

immobile

qualunque sia il respiro che ne governa la superficie.