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Non ci sono buone intenzioni nel mondo del fare

ci sono risultati ed analisi da raschiare

ci sono intenzioni da negoziare

inutile correre a spiegare

proibito recriminare.

Difendersi oltre a pensare

le intenzioni e i sogni sono in fondo al mare

tuffati di notte perché serve affogare

testa phonata e velluto sulle scale

mentre senti i tuoi spilli affiorare

accendi  quelle facce che ti vogliono francobollare

noncuranza, buone scarpe e andare

nel mirabile mondo del fare

plastico barocco blaterare

mentre ogni tombino ti urla che tutto va male.

 

All’armi

Arrivano come cosacchi

sono dappertutto che abbeverano i loro cavalli alle nostre fontane.

Ma chi sono?

Chi sono questi perfetti sconosciuti votati ad occhi chiusi

a valanga

un nome, una garanzia?

La politica come lotta per il potere

e non perseguimento di ideali

vittoria da sbandierarsi sotto il naso

per spartirsi un pò di quattrini

sbarcare il lunario.

Non c’è bisogno di sapere niente,

l’importante è guadagnare quel bel pò di migliaia di euro al mese

e, urlando a questo o a quello

e a chiunque non la pensi allo stesso modo,

cercare di fare quello che non si è riusciti a fare da persone qualunque.

Cori esultanti riecheggiano

come si fosse allo stadio

i due schieramenti si odiano e si piglierebbero a cazzotti

come due tifoserie opposte

che stupidamente sprecano veleno e tempo e karma gli uni contro gli altri

solo per essere nati a qualche kilometro di distanza

per appartenere a due città diverse

a due nomi di squadre diverse.

Dietro c’è sempre il solito stupido bel gioco ridotto a denaro sonante.

Il peggio avanza.

L’inciviltà è dappertutto.

Chi ci salverà dai replicanti astiosi?

Essi urlano e inneggiano alla vittoria.

Cervelli e denari da spartirsi.

Così. Perché conviene.

Per la diffusione del niente.

Del vuoto verbo del niente.

Pronti all’annientamento dell’avversario-nemico

con le loro divise addosso mai dismesse

pronti a perseguire la soddisfazione del peggio

di ciò che costa meno fatica, a costo delle regole

ciò che non richiede sudore e studio,

la scorciatoia,

l’insulto e l’urlo anziché il ragionamento e l’ascolto.

Contiamoci.