Altre menti

Are you under the impression
This isn’t your life?
Do you dabble in depression?

Is someone twisting a knife in your back?
Are you being attacked?
Oh, this is a fact
That you need to know
Oh, oh, oh, oh
Wilco, Wilco
Wilco will love you, baby

Are times getting tough?
Are the roads you travel rough?
Have you had enough of the old?
Tired of being exposed to the cold?

Stare at your stereo
Put on your headphones
Before you explode
Oh, oh, oh, oh

Wilco, Wilco
Wilco will love you, baby

There’s so many wars that just can’t be won
Oh, oh, oh
Even before the battle’s begun
Oh, oh, oh

This isn’t all of our arms open wide
A sonic shoulder for you to cry
Ah, ah, ah, oh

(Wilco – The song)

Ma ci sono giornalisti che quando parlano di scuola sanno cosa stanno dicendo? Si sa che questo argomento è un ginepraio e finora non è mai successo che un articolo di giornale o un servizio di tg abbia spiegato per bene le cose come stanno quando  bisognava spiegarle, così ha fatto il servizio del Tg3 delle 14,20 sul decreto della scuola in discussione: parole in fila senza alcun senso. Qualcuno detta e l’altro ripete se poi come a scuola gli si dovesse chiedere “Allora – mò ti frego – cos’hai capito?” ne avremmo la prova.

Al Parlamento decidono allegramente della nostra vita, decidono della mia vita persone che, della scuola, sanno ancor meno dei giornalisti. E in ogni dove tali personaggi opinano su tutto, invitati dappertutto, bla bla bla, talk show interviste faccia a faccia su ogni capello ogni retropensiero ogni meno di niente.

In tanto frastuono, frattanto, per dimenticare il silenzio della mia laringe – il respiro che non torna come una lancetta d’orologio dalle pile scariche, tic….tac – a sera mi consola il mio cucchiaio di plastica che mi coccola, la medicina che da piccola mi toglieva il vomito, dolce, rosa, indimenticabile, nel letto delle mie febbri infantili.

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Sette in condotta

Perché i giornalisti non si informano? Perché non contribuiscono alla verità? Perché non fanno il proprio lavoro?

Tutti avevamo capito che quando il Ministero dell’Istruzione si fregiava di attuare un’importante riorganizzazione del mondo della scuola riabilitando, oltre al grembiule e al maestro unico, anche il sette in condotta intendesse in quest’ultimo caso prendere posizione contro il bullismo e la diseducazione bocciando laddove attualmente non lo si fa. Infatti adesso se un alunno o una classe prende il sette in condotta, anziché il canonico otto, significa che ha fatto molte assenze, che si è comportato male, ma tale decisione non ha ripercussioni sull’ammissione all’anno successivo. Pensavamo, pertanto, che negli stessi casi questo avrebbe portato a quella conseguenza.

Sbagliato.

Ecco il testo, basta leggerlo:

Art. 2. Valutazione del comportamento degli studenti
2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è effettuata tramite l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi .
3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo. Ferma l’applicazione della presente disposizione dall’inizio dell’anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi , nonché eventuali modalità applicative del presente articolo.

Dunque non cambia niente. Se vuole bocciare un alunno che si è comportato in maniera “oggettivamente grave” il consiglio di classe deve approvare collegialmente un cinque. Ma per farlo bisogna che “voglia” bocciarlo, altrimenti, collegialmente, gli metterà un sei. Sei un maleducato ma non hai tirato fuori la pistola.

Mettergli un sette, invece, vorrà dire giudicarlo discretamente educato.

Esattamente il contrario di quanto si era erroneamente portati a pensare leggendo titoli di giornali o ascoltando frasi ministeriali come “Torna il sette in condotta”.

Ma quanti bevono quanto dice il Governo grazie alla mancanza di informazione dei giornalisti?

Certo, è un mondo complicato, confuso, affollato di notizie di ogni tipo, ma il fatto che spesso i giornalisti manchino al dovere di informare correttamente i cittadini può rasentare l’ossimoro ma è soprattutto una vergogna per una democrazia.