Non mi svegliate

Credo di essere riuscita a non lasciarmi svegliare mai

mi sono rotolati addosso lustri interi

e io, sagoma di polietilene

bambola d’acqua.

Ma adesso parole e pensieri

corsi e urlati

trattenuti e studiati

hanno preso a sostare e a scavare,

limano e tracciano

vertigini sconosciute

e i cavalli del ricordo

sfilacciati dal tempo e dal freddo

battono alla mia porta

e trovano

nient’altro che un luccicante campo arato.

Afferro

I’ ve got it,

è il pugno di mosche quotidiano

adornato da una serie di futuri e di verbi modali,

ragazzi che scuotono la testa

uomini anziani corrucciati

e signore infastidite dall’aria condizionata.

Fa ancora troppo freddo

e abbiamo bisogno di passati prossimi

e di presenti continui

e che ci riscaldino.

Eppur io rimango incantata

due parole ed una virgola,

che perfetto pieno presente

il mio

fatto di nulla e di niente.

Amoricidio


Di questo si tratta.

Di uccidere il tuo amore

sogni passioni desideri

occhi mani labbra

quando è diventato il tuo nemico.

E per te non ci sono più

né abbastanza

abbracci e consentimenti

solo coltelli e rifiuti

vuoti a perdere lanciati addosso

fino a seppellirtici.

Il nemico è colui che ti fa del male

nonostante tu gli dica che ti sta facendo del male

e più ti fa del male, più te ne vuoi liberare

dire basta andare via essere felice

vivere

e più non te ne sai liberare, più non riesci ad andartene.

E più ti fa del male.

Questa incapacità di mollare la presa

o semplicemente di lasciarsi fare serenamente del male dalla propria vita

– accettare di aver sbagliato e mollare –

ma soprattutto l’incapacità di sapere aspettare che passi

– ché poi tornerà tutto a fluire

e a splendere o a significare –

spinge a mordere 

perché se non smette

e tu non smetti

l’amore scolora sempre più

si frantuma scompare si dissolve

e diventa un’altra cosa

in un altro posto

con un’altra forma

ormai carne da cannone

l’opposto di ciò che era.

Freddo, rabbia, pianto.

Crimine abominevole

seppur metaforicamente consumato .

Mal d’aprile

I’m building a stone wall I hope will protect me
Battling gunshots, these thoughts of rejecting
When everything falls so softly before me
You come, pull in, touch down then destroy me
(Evening Hymns – Broken rifle)

 

Il freddo il grigiore la pioggia la corsa verso il treno la corsa dal treno

la corsa tra le cose da fare da chiedere le frasi da inventare

le scadenze da programmare il lavoro da correggere il lavoro da preparare

le cose da ricordare le mille cose che mi dimentico

la testa che si svuota mentre parlo chi si accorge del vento

che si porta via tutto mentre parlo e dico e faccio

come se niente fosse e mi toglie d’impaccio.

Un pezzettino di carta di puro chiffon

una briciola di sole una goccia di colore

uno sguardo soffice una mano una penna un cassetto

una vicinanza cinque minuti quotidiani di conforto

un luogo una relazione

lo splendore la bellezza l’amore

come un soffione al vento di aprile

è volato via verso il paese delle mille sconfitte.