Oggi

Ho ritrovato i fogli del taccuino di viaggio di un anno e mezzo fa.

Ecco dov’ero. In fuga, lontano dalla città, grazie a un breve ponte scolastico.

E scrivevo, come spesso accade quando viaggio da sola, immersa in treno tra il paesaggio che mi rasserenava e la lettura del libro Gomorra di Saviano che mi lacerava.

Schizzi di parole.

“Numeri. Grandi. Incomprensibili. Mattanze. Giri d’affari. Monnezza.”

Portai il libro a scuola e invitai i ragazzi a comprarlo e farlo comprare ai loro genitori per contribuire alla verità contro la menzogna la giustizia contro la criminalità. Un ragazzo, in quarta, disse: Ci doveva pensare prima, se l’è cercata. Un ragazzo bravo, buono. Non parlava con la propria testa, parlava con schemi imparati in casa o tra i suoi pari; i ragazzi non hanno quelle parole dentro, gliele mettono gli adulti, gli adulti che a loro volta hanno smesso di usare la propria testa e preferiscono vivere in superficie, non in profondità.

Altri ragazzi di quarta, ieri, si lamentavano della loro città, piccola città, sequestrata dalla delinquenza, dalla criminalità, ragazzi rattristati e consapevoli degli irresistibili e inestricabili intrecci tra politica, economia, polizia, mafia. Gli straordinari intrichi che hanno composto le generazioni precedenti, per decenni e decenni, come un nodo stretto intorno al collo dei loro figli e ai figli dei figli, lì e sempre più ovunque, in questo bel Paese.

Oggi ho letto le notizie sul giornale e ho deciso che io ci credo, che  questi ragazzi non si vogliano infangare, che la maggioranza delle nuove generazioni, quelle coltivate pazientemente a scuola da professori pagati da fame, possano salvare i loro padri, padri malati che hanno ammalato ogni cosa.

Non voglio credere, coltivando quotidianamente questi giardini, che un piano di un gruppo di criminali ancora una volta, come tante volte in questo Paese, possa uccidere per mettere a tacere. Uccida preti, giornalisti, politici per bene, poliziotti. E continui a perpetrare il proprio piccolo grande mondo morto.

Non ci voglio credere.

Oggi voglio credere al futuro

alla magica sparizione di questi piccoli uomini del passato

che ammorbano il presente

con il portafogli pieno e la testa vuota,

tanto potere tra le mani

per tutelare e arricchire se stessi

per approvare soluzioni immediate per la Borsa.

Mai nessuna per la Vita.

 

 

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Tagli e guerre

Perché si vuole tagliare la scuola?

Perché si fa esattamente il contrario di ciò che si dovrebbe fare per abbozzare una ripresa del tessuto culturale e sociale? Nessun prestito ponte. Solo esuberi. Nessun buco di bilancio. Solo che è il posto dove è facile tagliare, gli insegnanti non costituiscono una lobby.

Quello che è di troppo per questo Governo – all’ennesima prova di egoismo e mancanza di senso dello Stato, in spregio delle istituzioni democratiche del Paese, come la Magistratura – è l’istruzione dei propri figli, mentre va bene imbottirli di tv, discoteche e telefonini. L’importante è continuare a svuotargli la testa, e che non abbiano niente da dire, niente da pensare, niente da sognare che non sia stato passato dal rutilante mondo dell’apparire televisivo.

I nostri figli, dagli occhi azzurri di vuoto e di orrore.

E forse il taglio c’è anche perché gli insegnanti sono rimasti l’ultima classe sociale più compattamente di sinistra. Le altre se le sono mangiate a morsi i mostri moderni.