Non vivere stanca

L’esistenza delle cose prescinde dalla mia consapevolezza

ma quali e quante cose vedo materializzarsi intorno a me

quando comincio a vederle

quando tra i piani e le piccole insignificanti sequenze

riconosco l’immensità del fuori campo

incautamente

e tac

mattone dopo mattone

intere muraglie e poi archi e sentieri a non finire

animano d’improvviso il paesaggio possibile

uno sbuffo del vapore e partono fantasie inusitate

allegrie dimenticate

mai avrei pensato che si potesse fare tanto con tutto quel niente

ché non è ciò che non abbiamo che ci rende tristi

non la scena

che laconicamente silente e vuota ci appare

ma non ritrovare più quella capacità di immaginare

desiderare e sì, creare

in mano il pennarello, tracciare

linee curve, sinuose, frecce

arabeschi, viluppi e intrecci e trecce

proprio sul vetro, lì, su ciò che traspare

sul nostro caro abisso fatto di niente.

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Ergo

La grandezza dell’arte vera consiste nel ritrovare, nel riafferrare, nel farci conoscere quella realtà da cui viviamo lontani, da cui ci scostiamo sempre più via via che acquista maggiore spessore e impermeabilità la conoscenza convenzionale che le sostituiamo: quella realtà che noi rischieremmo di morire senza aver conosciuta, e che è semplicemente la nostra vita. La vita vera, la vita finalmente scoperta e tratta alla luce, la sola vita quindi realmente vissuta, quella che in un certo senso, dimora in ogni momento in tutti gli uomini altrettanto che nell’artista. Ma essi non la vedono perché non cercano di chiarirla. E così il loro passato è ingombro di innumerevoli lastre fotografiche, che rimangono inutili perché l’intelligenza non le ha sviluppate […] Il lavoro dell’artista, volto a cercar di scorgere sotto una certa materia, sotto una certa esperienza, sotto certe parole, qualcos’altro, è esattamente inverso a quello che, in ogni istante, allorché viviamo stornati da noi stessi l’orgoglio, la passione, l’intelligenza, e anche l’abitudine, compiono in noi, ammassando sopra le nostre genuine impressioni, per nascondercele, le nomenclature, gli scopi pratici, cui diamo erroneamente il nome di ‘vita’. Insomma, quest’arte così complessa è davvero la sola arte viva. (Il tempo ritrovato, M. Proust)

Sulle spalle di Proust

arguisco

e mi elevo.

La percezione delle cose

della bellezza

di tutto ciò che è sgradevole

oscuro e complicato

e che tanto imbroglia le nostre vite

la capacità di rischiarare con una frase

una pennellata

quell’oscuro quel complicato

quello sgradevole

quella bellezza

è compito di una grande sensibilità.

È questo essere artisti:

tirare fuori una forma da queste tonnellate di realtà e immaginazione

viscide e informi

che ci stendono

e ingabbiano

senza fine.

E io qui

senza fine

a cercare e cercare e cercare

le parole giuste.

Che cos’è l’amor

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In fondo è tutta una questione di burocrazia.

Un maledetto timbro che ci metti nemmeno un minuto

ma cambia tutte le cose.

Un timbro dichiara che esisti

o ratifica la tua morte,

sancisce il tuo status

la tua visibilità sociale

la tua partecipazione politica.

I riti sono alle origini delle civiltà,

balli maschere

fuochi e coltelli

sottolineano la solennità del passaggio

ne permettono il compimento

ma soprattutto, e questo è il punto,

consentono la celebrazione del sentimento,

nel suo senso più lato.

È come togliere il tappo ad una bottiglia di birra

e versartela in gola

ti fa luccicare gli occhi, per un po’

allo stesso modo, riesci a sentire, per un po’

la profonda irrilevanza della tua vita

mentre l’Amore, la Vita, la Morte,

l’Essere, il Fare

si perpetrano

e nulla e tutto c’entrano con le tue battaglie inacidite.

Lumi

” ¡Intelijencia, dame
el nombre exacto de las cosas!
… Que mi palabra sea
la cosa misma
creada por mi alma nuevamente.
Que por mí vayan todos
los que no las conocen, a las cosas;
que por mí vayan todos
los que ya las olvidan, a las cosas…
¡Intelijencia, dame
el nombre exacto, y tuyo
y suyo, y mío, de las cosas! ”
(Juan Ramón Jiménez)