Zero

It takes a lot to give
to ask for help
to be yourself
to know and love what you live with

It takes a lot to be
to touch the feel
the slow reveal
of what another body needs

(D. Rice)
17-35563bca15

 

 

 

 

 

 

Occhi dipinti

sguardi variopinti

e giù parole e parole

labbra a forma di cuore

bandierina rossa

io sono qui

fili come anni luce che scorrono a fiotti

sotto i miei piedi

ventimila leghe sotto i mari

propiziano discorsi muti

in questa notte ubriaca di tanto ciarlare

l’incorporeità mi abbraccia

mi toglie il fiato come una promessa

e mi fa tacere

apro la finestra nel buio e c’è

sopra all’imbuto di  muri

una specie di luna leggera

che occhieggia tra le antenne

e se ne frega.

Racconto di me

io t’ho amato sempre non t’ho amato mai

amore che vieni amore che vai

(F. De Andrè)

 

Stasera leggo questo racconto

di un marito che stava per perdere la moglie in un ictus

il racconto lui lo fa a lei

tempo dopo

le racconta come stava per perderla

una moglie

con i miei anni e le mie magrezze

una donna

che potrei essere io

io che un giorno inciampo per strada

e in un grumo troppo grande

mi perdo

io

e chi racconterebbe

ai medici cosa e chi sono

io

e chi mi terrebbe

sotto braccio a sostenere il mio abbandono

io

e chi abbraccerebbe  il pianto delle figlie che non ho avuto

io

e chi mi racconterebbe

come mi ha riavuta nuova di nuovo

tra le sue braccia, io.

 

Lieve fluire

Time can’t see what he does to us (J. Frusciante)

 

Sai le scale a chiocciola

quelle che non la smetti più di girare

una curva continua

e ogni giro speri che sia l’ultima

e il fiato sale

a toglierti di bocca le parole

e i pensieri dalle mani,

perché altrimenti avrei saputo cosa dirti

spiattellandotele addosso

come un pugno sul tavolo che sparge monete tintinnanti

io avrei saputo come pagarti

disimpigliando il mio sorriso dai denti

come il filo del maglione dall’orecchino

io avrei saputo rialzarmi

sarei riuscita a spiegarmi,

ma prima che finissero le curve

ho compreso che non sarebbero mai finite

gli anni a volte rotolano addosso più forte

e quest’anno mi ha steso come una torta al testo,

sicché le mie gambe mi hanno piantato in asso

avrei voluto urlare e lamentarmi

invece

ho schiuso le labbra

e ho taciuto

davanti all’incanto

la primavera

che mesta e rimesta e soffia

lieve

e illumina

tutto questo folle vorticare.

 

 

 

 

 

Cercandoti

 

Il pendolo appeso al diaframma

su e giù come un elastico

non mi lascia respirare

immoto e muto

come un gatto in agguato

teso e raggomitolato.

Scartabello i miei pensieri

e lì ti ritrovo

un sapore inconfondibilmente amaro

amato

appiccicato

come un ricordo

un postit al frigo

un magnete impolverato

eppure un sapore

sei.

Non lo posso descrivere

solo sentire o pensare o forse ricordare

non sulla lingua nè sul palato

ma al centro

di circonferenze

mille cerchi che mi cercano

che mi ottundono psichedelicamente

marcano il prima e l’adesso,

me.

 

Ogni cosa al suo posto

A volte ci vogliono anni a volte mesi

cinque mesi

o forse undici anni

anzi venticinque

o forse ancora tutta la vita

per capire

e sistemare tutto.

Che ruota gigantesca!

Ruota e tracima

fango e bellezza

ma tutto ciò che ne viene fuori

è totalmente fuori posto

o questo sembra a te

come le valigie che vengon giù sul nastro trasportatore

a caso

sputate all’improvviso

laconicamente violentemente

non ti trovano mai preparato ad agganciarle per bene

e così il fango ti piove addosso

mentre ti allunghi per afferrare la bellezza.

Ma tant’è.

C’era bisogno di essere

lucidi e inconsapevoli

c’era bisogno di non correre

o rincorrere

né credere

ma diffidare

per capire come ballarci su

e saltando

ancora e ancora

fino a perderci il fiato

sistemare

per bene, ogni cosa

ogni cosa

a furia di calci

al suo cavolo di posto.

E non pensarci più.

Finis Terrae

A livello psichico per la fluidità del sentimento siamo acqua mentre ciò che chiamiamo ragione è paragonabile ad una piccola isola circondata dalla ben più vasta dimensione del sentimento nella quale si intrecciano emotività, pulsioni, fobie, passioni, istinto, inconscio e tutte le altre peculiarità che nel loro insieme costituiscono il peso specifico di ogni essere umano. (V. Mancuso, Il principio passione)

Uno scoglio lanciato verso l’Atlantico

e non molto di più

un luogo metaforico

l’ultima terra ferma prima di lanciarsi verso l’ignoto,

l’infinito spazio liquido

mai quieto.

All’incontrario

vai cercando l’approdo

l’incipit terrae

il porto placido

per scrollarti il sale di dosso

fare una piroetta e cascare giù

salva

sulla terra

ferma

e con le mani la tieni ferma anche tu

come il profumo del caffè dall’altra stanza

la terra profuma di casa

vorresti tanto rimanerci un pò

mentre gli anni ti saltano addosso

e ad un certo punto non li conti più

come a belve affamate offri loro in pasto

le tue conchiglie

e i tuoi inutili orecchini blu.

 Il tasso di disoccupazione all’interno delle carceri è del 96,55% e il tasso di recidiva oscilla tra il 70 % e il 90%, eppure tra i detenuti che seguono percorsi di inserimento lavorativo all’interno di imprese sociali, la recidiva scende all’1-2%. Senza creare lavoro, viene meno il dettame costituzionale sulla natura rieducativa della pena.

http://www.europaquotidiano.it/2013/10/15/carceri-il-sistema-inglese-puo-insegnare/

Organization

Nelle mie case precedenti spesso procedevo ad una nuova disposizione dei mobili che conferisse novità ai miei monovani. E devo dire che funzionava. Per un po’ cambiavo casa.

In questa casa i miei mobili sono abbastanza stabili. Finora ho spostato solo una libreria, parte di essa, da una parete a quella di fronte. E anche in quel caso ha funzionato. Il soggiorno mi accoglieva con una luce diversa, pur non riuscendo a soggiornarvi più di tanto, prigioniera, e quanto, della mia postazione lavorativa.
Ieri ho aggiunto un mobile in bagno, e ora, e per un po’, mi sembrerà di entrare in una stanza non mia, nel senso di nuova, e bella, e conseguentemente mi sembrerà, come capita sempre, essendo in fondo questo lo scopo finale e reale, di vivere una vita non mia, nel senso di nuova, e bella.

Oggi, invece, ho spostato dei libri, da una libreria all’altra, ho destinato alle due parti della libreria, una di fronte all’altra, due lingue diverse, le mie due lingue diverse.
In questo caso, non ho assistito ad un aggiornamento apparente della mia vita che mi consenta di aggiungere un giorno all’altro con una spinta di rinnovata – reale o apparente non saprei dire, ma poco importa – vitalità, bensì ad un vigoroso ripasso del mio passato, operazione non sterile questa volta, non piagnona, ma costruttiva.

Ricostruivo in effetti, attraverso i libri letti, le tappe del mio passato, i mattoncini che uno sull’altro costituiscono ciò che sono. Tenevo in mano i libri da spostare e questi mi comunicavano i momenti vissuti insieme, le emozioni, le situazioni, le case, gli amori, i periodi, gli anni – felici, infelici, miei, passati.

Ero io, ciò che trasferivo su e giù, qui e lì, tra le mie librerie, io, io che leggevo furiosamente e instancabilmente, io che sognavo e immaginavo e vivevo. Furiosamente e instancabilmente.

E ora che le pagine riposano tra gli scaffali, la memoria di averle vissute intensamente, riempie di senso il mirarli e rimirarli, riempie di senso il loro stare, qui, con me, condividendo i miei sciocchi andirivieni in questi metri quadri che mi misurano dentro.