Poesia

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Mi concentro sull’abbraccio

sull’arco dello sguardo

che pescano

occhi e braccio

il mio corpo

e un canto.

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Niente è meglio

 

Una manciata di secondi con te

e ciò che volevi si realizza

per una manciata di secondi

milioni di ore di niente

bastano pochi secondi e c’è

tutto quello che volevi

tra me e me

uno scarto costante

cifra moneta sigla

i miei anni vissuti e quelli sentiti

le mie cellule

stanche e i miei sensi affamati

pochi secondi e ti sfami

ma restano

tutti questi anni davanti

scale maschere spigoli pieghe

disordine

di molecole e neuroni

sicuro che è tutto fuori posto

niente in ordine

non capisco perché

due atomi lontani

e tiriamo avanti

fino a domani.

In ogni luogo

To lead a better life I need my love to be here

 

Il mio attimo presente  è come questo panettone assaltato di sera tardi

sbocconcellato e poi divorato

fino a che mi si strangola tra le costole e mi obbliga a restare sveglia

ancora una notte, ancora

ad aspettare la prossima notte

il prossimo, il mio migliore attimo presente

come un prigioniero che spia le ombre fuori dalle proprie sbarre

le guarda rattrappirsi e allungarsi come un abile ginnasta

flessioni e giochi di carte

e tutto ciò che è immobile sembra muoversi

i ghigni dei soliti fuochisti mi rintronano a morsi

mentre aspetto

la prossima notte ancora

e il mio migliore futuro imperfetto.

 

 

 

 

Interno

You make a list of all your big regrets
You share with people that you never met (S. Wilson)

Il mio corpo mi pianta in asso

io lo trascino per la manica e ci soffio dentro

progetto e scrivo e immagino e schiaccio l’acceleratore

il foulard vola io veleggio, fino ad arrivare in fondo.

Non in fondo alle sere dove la gente urla per un pallone

non in fondo alle mattine dove non va bene nulla di ciò che dico

non in fondo alle giornate spese a mangiarti e rimangiarti

come se non ti conoscessi e avessi odiato affatto

non in fondo alle notti dove mi aspetta uno schermo vuoto e acceso

come un lampione distratto

ma in fondo alle cose fatte bene

quelle che si trovano, chiocce e mute,

alla fine di tutti i mesi.

Forse desidero uno di quei dolori profondi e privati

quelle cerniere che ti aprono dalla testa ai piedi

ma che presto e facili si chiudono

e tutto chiudi fuori

treni e finestrini e bambini e pianti e morti

uno di quei dolori quei vuoti che fanno compagnia più che male

come un abbraccio sulla testa che fa tacere i muri e il cortile e la strada

come immergersi nel mare silenzioso e placido del tramonto

e godere lì sotto del torpore e della fiacchezza

del refrigerio avvolgente dal gorgo di afa spietata.

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