Poesia

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Mi concentro sull’abbraccio

sull’arco dello sguardo

che pescano

occhi e braccio

il mio corpo

e un canto.

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Antonello

Ho passato un giorno intero a non lasciarlo andare

non lasciar cadere il ricordo

non lasciare che schizzasse tutta l’acqua intorno.

Ma il tuo viso il tuo modo di parlare

i tuoi occhi le tue risate

pomeriggi di brevi incontri luci di compleanni

oscurità di concerti di film e di viaggi notturni

sono qui

schegge, ricordi

annodano tremanti

e trafiggono incendiano

le mie mani assenti.

Borbotones

 

This summer I went swimming,
This summer I might have drowned
But I held my breath and I kicked my feet
And I moved my arms around, I moved my arms around.

(L. Wainwright)

 

 

Le cose belle della vita

le persone speciali

uomini donne

fiori

che galleggiano sul fiume che ti passa accanto

e tu li raccogli e e te li spargi addosso

gocce d’acqua

fiori

e pensi che quel momento è ciò che conta

che tu la tua vita è quel momento

poi arriva un colpo di vento

e bum

la corrispondenza tra te e l’universo

la magia dell’avere un posto nei pensieri di un altro

la bellezza della condivisione

la inspiegabile leggerezza della relazione

nient’altro che una lineetta

nient’altro che un trattino

tra due esseri umani

che non ha nome

svapora al sole del mattino

con la forza primordiale con cui ti aveva avvolta

e tutto torna come prima

una cascata di acqua gelata in testa

e silenzio

a borbotones.

 

borbotón
\borBotón\ [sm]
1 gorgoglio ● 2 (sangre) fiotto ● Locuciones=a borbotones: a balzelloni; a fiottihablar a borbotones: parlare a scatti.

 

Rewind

La vita senza limiti e confini

paura di essere così felici

(C. Donà)

Arrivi

ecco che arrivi

e l’aria si tinge e l’aria si spalma

come la tua forza sulle mie ossa

la mia è sul tasto rewind

 

e sull’acceleratore verso il mare

giù ad urlare

 

per andarmi a guardare

quando mi sono messa a dormire

e ho dimenticato di respirare.

Sing along

 

Drove you to the station
Never asked you why

(L. Cohen)

 

Sfangando dappertutto

alla ricerca del perché varrebbe la pena

mi ritrovo sempre abbarbicata sul come

fare che valga la pena

come una scimmia al suo albero

lì a gridare terra terra

senza mai voler scendere giù.

Il come riempie i miei documenti ufficiali

e percorre i miei stessi itinerari zigzaganti

fiumi in piena

argini spesso insufficienti

pensieri in libertà

oggettive incapacità

sicché a volte la coda del perché devo andare a scovarla sotto i calcinacci

sotto quintali di ferro arrugginito

cercando di pescare Moby Dick dal fondo degli abissi

con una canna flautante che presto mi tirerà giù

e attaccata a questa canna

stirando la lenza

e godendo appena di come la suona il vento

perdendo il filo di chi tira e chi è tirato

del giù e del su

del cielo e del mare

sono e nego di essere

avvezza alla mezza altezza

mezzo stare

mezzo vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ce là

 

Guardi, quello è il suo cuore.

Ciò che più mi ha sorpreso è stato vedere quell’immagine

quella perfetta forma

quella dei libri di scienze

con le macchie rosse e blu che ballavano

o sbuffavano  -una valvola che perde

mi dicevano-

come bianchi meccanici stellari

sembrava parlassero di un corpo celeste nello spazio siderale

e non di una piccola perfezione così imperfetta

qui dentro, nel buio

di me.