Stella Cometa


Il ricordo più vivido del mio Natale infantile è la Stella Cometa.

Nella mia preparazione del Presepe il posizionamento della cometa costituiva un’operazione sempre delicata e piena di insidie, da ripetere e perfezionare -col chiodino, con lo scotch, incastrata tra un muschio e l’altro del tetto- perché si reggesse da sola, come si confà ad una vera stella cometa in ciel, e non cascasse giù magari rovinando addosso a qualcuno degli astanti al magico evento.

La stella con la coda, la mitica Stella Cometa: quanti canti natalizi, quanti pasticci col foglio argentato, quante punte mal riuscite. Chi non l’ha amata e cercata con ansia appena si rispolverava lo scatolone natalizio custodito un anno intero nel ripostiglio?

Ricordo ancora perfettamente un sogno fanciullesco, dei tanti che popolavano la mia fervida mente infantile, in cui una notte un angelo veniva a prendermi in sella ad una splendente cometa e io dal balcone vi salivo su per fare dei viaggi straordinari nei cieli del vicinato.

Gli astronomi quest’anno ci avevano annunciato la presenza di una vera Stella Cometa, una stella che correva nello spazio ad una velocità pazzesca e che si sarebbe avvicinata a noi, e dunque al Sole, con la sua coda fluente e splendente proprio nel periodo natalizio.

La notizia oggi è che non sarà così. Non ci sarà la cometa di Natale.

Stanotte si è disintegrato il nucleo di ghiaccio della Ison, nella sua inevitabile, suicida, orbita gravitazionale verso il Sole, che proprio stanotte prevedeva il passaggio dal perielio (il punto più vicino al Sole della sua orbita, appunto).

Ma non tutto è perduto. Forse resiste, dicono gli astronomi, o coloro per i quali una cometa a Natale può fare la differenza.

Forse nemmeno 5000 gradi possono sciogliere un cuore di ghiaccio.

Edere? stelle imperfette? cuori obliqui?
Dove portavano, quali messaggi
accennavano, lievi?
Non tanto banali quei segni.
E fosse pure uno zampettìo di galline –
se chiaro cantava l’invito
di una bava celeste nel giorno fioco.
Ma già pioveva sulla neve,
duro si rifaceva il caro enigma.
Per una traccia certa e confortevole
sbandavo, tradivo ancora una volta.

Vittorio Sereni (Mendrisio, 1948)

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