La casa del sonno


Imbastisco le ore notturne

lacerate dal caldo e dai rumori della città

mi giro e mi rigiro

e ripesco l’incoscienza

ancora e ancora

che mi salvi un altro po’

quella magica incoscienza.

Mi sveglio 

come fossi una sopravvissuta

e finisce per non convincermi niente

di ciò che mi si apparecchia davanti

– tranne il mio caffè

pur sempre insufficiente a rimettermi del tutto al mondo –

men che meno me,

fascio di pieghe di spigoli e di curve

pur parsa bellezza irresistibile

pensando a te.

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