Le vite degli altri


Gli occhi sbirciano la vita per le strade, affannata sulle biciclette, tranquilla dietro le finestre illuminate.

Ogni sguardo è un lampo di essere che non posso afferrare ma che è lì in mille forme, è come affacciarsi appena su un burrone di cui si immagina la profondità, la varietà, l’unicità ma rimanendo su un treno in corsa. (1997)

Da quando ho perso la mia vita ho contratto l’abitudine di sbirciare pezzi di vita altrui.

Né per voyeurismo né per  invidia

bensì per vedere com’è la vita normale

e farci un collage immaginario

che inventi la vita mia

persa in un giorno di maggio.

Ieri sono stata in una vita altrui di cui ho scorto solo i contorni

ma che ho immaginato bellissima.

Se fossi una scrittrice potrei inventarmi un romanzo con quei pezzi

che da ieri mi saltano in testa come tasti di un pianoforte

ma siccome non lo sono me li tengo stretti addosso

mentre mi consolano non so perché

con la stessa inspiegabile efficacia delle bambole nel letto la sera

incapace di dargli voce ma solo minimi afflati di parole.

Dettagli di vita altrui

foto sorridenti che ritraggono volti più giovani

e che tratteggiano il percorso che li ha portati fin qui

ai volti segnati e sereni di oggi

a questa porzione di casa nella quale ho avuto accesso

per pochi minuti

e che racconta con un paio di foto

tutto quello che si sarebbe potuto fare

in quest’ultima decina di anni.

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