Put on a smile


all of your days will be blessed

so put on a smile and get dressed

into the void we will fly away from here

(Ed Harcourt)


Disinnescata quella micidiale bomba ad orologeria che per nove mesi ha tiranneggiato e vessato le mie giornate,

la mia sveglia,

cerco timidamente di abituarmi agli orari normali.

A una vita normale.

In realtà l’anno scolastico non è terminato del tutto e soprattutto non sono terminati i miei impegni,

si vivono i momenti più importanti, più difficili: le decisioni finali.

Ciò mi porta a passare diverse mezz’ore nella contemplazione del quadro delle medie di ogni classe

a cercare di trovare il modo di rendere giustizia al lavoro di tutti e di ognuno,

compreso il mio,

pur conservando un quadro complessivo funzionante.

I voti finali devono funzionare.

Non importa, a volte, che rispecchino le medie matematiche

più importante di tutto è che nell’insieme abbiano senso

che alla fine dipingano quell’immagine ben nitida a cui si giunge alla fine di un lungo anno scolastico,

quella foto scattata dal disco rigido interiore che tossendo e singhiozzando ancora non ha perso tutti i colpi.

Poi, ci saranno gli esami di Stato.

E prima, il mio piccolo concorso

last minute.

Giusto per non smettere di ballare.

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