Lucha de gigantes


Lucha de gigantes
convierte,
el aire en gas natural
un duelo salvaje
advierte,
lo cerca que ando de entrar
En un mundo descomunal
siento mi fragilidad.
Vaya pesadilla
corriendo,
con una bestia detrás
dime que es mentira todo,
un sueño tonto y no más
Me da miedo la enormidad
donde nadie oye mi voz.
Deja de engañar
no quieras ocultar
que has pasado sin tropezar
monstruo de papel
no sé contra quién voy
o es que acaso hay alguien más aquí?
Creo en los fantasmas terribles
de algún extraño lugar
y en mis tonterías
para hacer tu risa estallar
En un mundo descomunal
siento tu fragilidad.
Deja de engañar
no quieras ocultar
que has pasado sin tropezar
monstruo de papel
no sé contra quién voy
o es que acaso hay alguien más aquí?
Deja que pasemos sin miedo.
 

Antonio Vega in Italia non lo conoscerà nessuno ma in Spagna è stato un gigante degli anni ottanta, gli anni in cui la Spagna si scrollava di dosso con la sua movida, dapprima solo madrilena poi propria di tutta la penisola, circa quarant’anni di arretratezza, chiusura e isolamento: trentasei lunghi anni di duro franchismo e tre anni di sanguinosa guerra civile.

La movida non è stata in Spagna in quegli anni solo quello che chiamiamo noi quella folla tremenda e urlante del sabato sera per i locali delle nostre città, ma ha significato novità, modernità, in tutti i campi artistici, con i film di Almodóvar, i vari gruppi musicali, punk, pop, rock, i grafici e i pittori: un vero e proprio movimento -appunto- culturale, con tutti i suoi contorni di droghe moderne naturalmente.

Una modernità e un progresso mentale che non ha più abbandonato questo Paese.

Antonio Vega è morto oggi.

Il ragazzo dei Nacha Pop della movida madrilena ha continuato a scrivere canzoni

malinconia e insicurezza sparsa sulle corde della sua chitarra

fino a trovare un buco nei suoi polmoni.

E oggi un filo di quel gomitolo astratto e intoccabile che è la mia vita parallela in quel Paese 

qualcuno me l’ha improvvisamente tirato via.

 Mi fa paura l’enormità dove nessuno sente la mia voce.
In un mondo fuori dal comune sento la mia fragilità.
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