A destiempo


Tra le leggi comuni a tutti gli esseri umani in quanto tali e non in quanto cittadini di questo o quel Paese ci metterei ai primi posti quella secondo cui se ti porti dietro l’ombrello tutto il giorno, e rischi di picchiare qualcuno sbadatamente o di, altrettanto sbadatamente, dimenticarlo almeno due volte in non più di cinque minuti, certamente non pioverà anzi lo farà appena metti piede in casa. Sarebbe facile aggiungere che se non te lo fossi portato sarebbe piovuto, ma in queste cose nulla è certo.

Uno ogni mattina, apprestandosi a trascorrere un congruo numero di ore fuori dalle mura natíe, cerca di destreggiarsi come meglio può nelle faccende pratiche della vita – certo, a volte sono maldestri tentativi – al fine di ripararsi dal mistero delle cose che accadono a destiempo o a deshora, nel momento meno opportuno.

Uno si porta due pacchi di crackers da mangiare al momento giusto con la bottiglietta d’acqua, mezzo litro, e invece, oplà, lo stomaco decide di aprire comunque, a destiempo, le sue porte cigolanti, una, due tre quattro innumerevoli volte, giusto perché per quasi due ore in classe il silenzio era assoluto per via del compito.

Diversamente dal caso dell’ombrello, non si tratta certo di un impiccio, bensì, peggio, di un impaccio.

 

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