Gambe


I want to hold the hand inside you
I want to take a breath that’s true
I look to you and I see nothing

(Mazzy Star)

 

Uso le gambe,

corro,

all’alba, con la pioggia o a mezzogiorno.

In perpetuo ritardo, mio malgrado,

gioco con il tempo

per raggiungerlo

per esserci

quando la lancetta scatta

e lui, fermo, cammina

mai si stanca.

Le distanze mi si fanno immense

gli stivali pesano come catene

l’ombrello è un ingombrante paracadute.

Stamattina mi sono seduta nel treno sbagliato

quando la settimana di corse volge al termine

può capitare anche questo.

Tuttavia per molti il venerdì deve rappresentare un giorno di giubilo,

tanto che, puntuale, al treno delle 7,15 del mattino

si presenta una voce

uguale ogni settimana

proviene chissà da quale lavoratore delle Ferrovie

che ripete come un distributore automatico la parola magica:

Venerdì,

o magari è solo una voce, senza una bocca, senza un corpo

vaga nell’aria intangibile a rincuorare gli animi:

Venerdì.

Proferito senza allegria

con un lieve accento di stanchezza

come un sospiro

come a dire “ehi, ci siamo”

“ricordati che è venerdì”.

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