Prima pagina


Le notizie stanno su un rullo trasportatore,

la fabbrica della comunicazione ne sforna a tonnellate

ogni giorno,

ma ha predisposto da tempo un meccanismo per cui

solo alcune rimangono in corsa come maratoneti etiopi

per tutto il giorno o per settimane intere.

La maggior parte, invece, arriva e passa davanti agli occhi del mondo

solo per qualche ora,

diverse rimangono in seconda fila e appaiono alla vista

solo ad uno sguardo attento,

un numero imprecisato, infine, non raggiungerà mai

nessun nastro trasportatore,

andranno direttamente al macero,

nel grande bidone del nulla capace di cancellare l’esistenza di un fatto

se non ha la capacità di essere notizia.

Per essere notizia bisogna aver peso nella vita delle società moderne,

quelle che contano nel mondo,

quelle per intenderci molto a nord della linea dell’equatore

e poco più sotto della linea del circolo polare artico.

Tutto il resto è niente.

Sistematicamente, le notizie sulla fine delle risorse naturali del pianeta,

sul buco dell’ozono, sul surriscaldamento del pianeta,

sulla violenza a cose e persone in territori al di fuori di quell’intervallo aureo,

scorrono via,

e fanno ciao con la manina.

Perché se la tv, il telegiornale, l’approfondimento non le raccoglie

non ci arrivano.

Ieri ho visto per qualche ora sul País on-line,

in un riquadruccio,

un’intervista a Stephen Hawkins

che paventava la fine delle risorse terrestri nel giro di 100 anni.

Sulla Repubblica, pure nel pomeriggio di ieri,

ha navigato in “taglio basso” naturalmente

la notizia dell’esaurimento delle risorse naturali della Terra

e della necessità di metter mano alle scorte.

Perché i temi ambientali non sono mai in prima pagina,

o non aprono i telegiornali?

Tutti coloro che si occupano di comunicazione evidentemente

non ci credono.

Credono alla politica, alla cronaca

ma non alla qualità della vita.

Parole su cosa su chi

migliaia di blablabla all’ora

e l’essenziale rimane sotto le nostre scarpe

che runrun run su e giù per questa vita

calpestano e mandano avanti un piccolo oggi.

Avanti marsch.

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