Silencio


L’estate è fuggita definitivamente.

Ho il ricordo di tiepide giornate settembrine

che ci allontanavano dalla bella stagione senza grandi strappi

bastava giusto una giacca la sera.

Lo so che non significa niente,

che i segni del cambiamento climatico sono altrove,

nel fatto che d’estate il Polo diventa acqua e gli orsi non sanno come fare,

ma nella vita quotidiana la caduta improvvisa delle temperature

giusto quando comincia il lavoro

permette una considerazione troppo facile, la solita,

quella per cui se c’è la possibilità che le cose siano più difficili 

allora lo saranno senz’altro.

La vita è diventata prevedibile pure nel suo accanimento.

Talvolta potrebbe pure sorprenderci con qualcosa di inaspettatamente bello.

Dove risiederà l’inaspettatamente bello?

Forse in qualche piega del mio cervello aggrinzito

o forse tra un mucchio di pietre lontane.

Domani venti del nord e piogge imperverseranno sui miei treni,

speriamo che le condotte tengano,

e se quelle ormai sono a posto, che tutto il resto, sopra e sotto, tenga.

Perché io voglio andare a lavorare

eccome se voglio

e non ci fosse di mezzo acqua e vento e freddo

e tanta troppa precarietà

forse sarebbe decisamente una cosa inaspettatamente bella

che mi è successa da qualche anno a questa parte.

Intanto, la pioggia fuori danza leggera e innocua.

Io mi ritiro, scaldandomi con il velluto.

 

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