Cosa rimane


A quattro anni dal mio trasloco in questa casa, in questi giorni, tra uno scrutinio e l’altro, si è compiuto l’evento vagheggiato da tempo: pitturazione e acquisto nuova libreria, più capiente. Un delirio di smontaggio, cartoni, montaggio e risistemazione.

Ora è quasi tutto a posto, tranne il mio corpo dolente.

Tra gli scaffali dimenticati ritrovo libri e librucoli sorprendenti:

I sepolcri del Foscolo, il Manifesto del Partito Comunista, Teoria e realtà del romanzo di Petronio, Il Romanzo di una maestra di Rita Majerotti…

Ma alla fine mi soffermo sui versi del Petrarca che ho accennato un pò goffamente ai ragazzi di quinta, uccellini senza ali, augurando loro un ricordo fecondo nel futuro, un’aura sapida tra i capelli che rivesta per bene il fondo dei loro pensieri.

L’aura serena che fra verdi fronde

mormorando a ferir nel volto viemme,

fammi risovenir quand’Amor diemme

le prime piaghe, sì dolci profonde.

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