Sette in condotta

•Ottobre 11, 2008 • Nessun Commento

Perché i giornalisti non si informano? Perché non contribuiscono alla verità? Perché non fanno il proprio lavoro?

Tutti avevamo capito che quando il Ministero dell’Istruzione si fregiava di attuare un’importante riorganizzazione del mondo della scuola riabilitando, oltre al grembiule e al maestro unico, anche il sette in condotta intendesse in quest’ultimo caso prendere posizione contro il bullismo e la diseducazione bocciando laddove attualmente non lo si fa. Infatti adesso se un alunno o una classe prende il sette in condotta, anziché il canonico otto, significa che ha fatto molte assenze, che si è comportato male, ma tale decisione non ha ripercussioni sull’ammissione all’anno successivo. Pensavamo, pertanto, che negli stessi casi questo avrebbe portato a quella conseguenza.

Sbagliato.

Ecco il testo, basta leggerlo:

Art. 2. Valutazione del comportamento degli studenti
2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è effettuata tramite l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi .
3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo. Ferma l’applicazione della presente disposizione dall’inizio dell’anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi , nonché eventuali modalità applicative del presente articolo.

Dunque non cambia niente. Se vuole bocciare un alunno che si è comportato in maniera “oggettivamente grave” il consiglio di classe deve approvare collegialmente un cinque. Ma per farlo bisogna che “voglia” bocciarlo, altrimenti, collegialmente, gli metterà un sei. Sei un maleducato ma non hai tirato fuori la pistola.

Mettergli un sette, invece, vorrà dire giudicarlo discretamente educato.

Esattamente il contrario di quanto si era erroneamente portati a pensare leggendo titoli di giornali o ascoltando frasi ministeriali come “Torna il sette in condotta”.

Ma quanti bevono quanto dice il Governo grazie alla mancanza di informazione dei giornalisti?

Certo, è un mondo complicato, confuso, affollato di notizie di ogni tipo, ma il fatto che spesso i giornalisti manchino al dovere di informare correttamente i cittadini può rasentare l’ossimoro ma è soprattutto una vergogna per una democrazia.

Affanni barbari

•Ottobre 10, 2008 • Nessun Commento

Le immagini che accompagnano le notizie di crolli di borsa dei due maggiori quotidiani on line italiani raccontano in  maniera ancor più inequivocabile il clima convulso di questi luoghi misteriosi in cui si compra e si vende senza tirare fuori il portafogli e molte volte senza nemmeno averlo avuto pieno.

 

Tuttavia credo sostanzialmente probabile che tali foto in realtà ritraggano momenti qualunque vissuti in queste arene dal colletto bianco ove, per quanto ne so, tranquilli tranquilli a chiacchierare sottovoce non ci si sta mai.  Da sempre chi lavora in borsa viene raffigurato con la camicia bianca e la cravatta, porta il colletto allargato con gesto disperato, sostiene il telefono tra spalla e orecchio, fissa uno schermo con caratteri e numeri verdi davanti, urla e fa gesti strani con le mani non si sa a chi.

Chissà, forse c’è ancora qualcuno con un taccuino e biro tra le mani.

Comunque pure io dopo aver sudato come questi poveri uomini - attenzione, solo, rigorosamente uomini - per preparare la mia fantastica lezione sul Romanticismo con tanto di sinfonie di Mozart e soprattutto di nona di Beethoven per raccontare il cambiamento, l’incomprensibilità da parte del pubblico del tempo di quella sinfonia che ha deciso per sempre la durata dell’ascolto dei cd, per rappresentare il caos e l’aspirazione al divino, il dissidio derivante da tali sentimenti, la sensazione e la voglia di essere dei geni e i lacciuoli e le corruzioni politiche e gli assolutismi delle società del tempo. Dopo giorni di letture monografiche dei vari autori di lingua spagnola e di letture trasversali - in cui tra l’altro sono stata confortata dalla scoperta che Baricco aveva avuto la mia stessa idea: 1ba , 2ba, 3ba- ore di conversioni dei miei dischi di Mozart, Beethoven, Chopin, Wagner in mp3, mi sento di essere stata presa per la collottola dalla mia simpatica classe e depositata educatamente nel cestino.

Non vorrei mancare di umiltà, ma forse anche a Baricco sarebbe toccata la stessa sorte con queste signorine tutte IPhone e specchietti.

E guerra sia. Si comincia con Larra. Giovane e pungente Werther español.

 

30 minuti

•Ottobre 8, 2008 • Nessun Commento

Every step of the way, we walk the line
Your days are numbered, so are mine
Time is piling up, we struggle and we stray
We’re all boxed in, nowhere to escape
City’s just a jungle, more games to play
Trapped in the heart of it, tryin’ to get away
I was raised in the country, I been working in the town
I been in trouble ever since I set my suitcase down
(Mississipi - B. Dylan)

 

Mezz’oretta di tempo. Tempo per me.

Io, il Romanticismo spagnolo e il mare.

Ognuno nella sua lingua,

avevamo parole da dirci

in quel magico silenzio tra un’ondata di macchine e l’altra

che scorreva senza allarmi alle mie spalle.

Io, il mare

linea azzurra e increspata davanti.

Era un mese che non ci si guardava bene in viso.

Un mese che sembra un migliaio di anni compressi in un bidone.

Io e centinaia di pagine

avvenimenti convulsi, cambi di regimi, cambi di ere

leggére, amiche 

tra le mie mani e il mare

come una fisarmonica da suonare.

Io e quella mezz’oretta di momenti

svuotati di questo io lamentoso

riempiti di linee continue e nere

di cambi di regime, di cambi di ere,

riempiti di linee aperte, ondulate e blu.

October

•Ottobre 3, 2008 • Nessun Commento

 

Doveva arrivare ottobre

che traccia una linea netta

equinozio alle spalle

da qui in poi giorni corti e intensi 

e che tira la volata verso quel terribile ultimo mese dell’anno,

ma ci voleva ottobre per guadagnare un pò di tepore.

Tra un treno e l’altro una classe e l’altra

il sole traccia semicerchi sempre più bassi

fa il suo lavoro

sempre uguale

mentre noi qui,

è sempre diverso, ma sempre uguale.

Anzi, peggio.

Run-run-run.

Nonsense

•Settembre 30, 2008 • 1 Commento

Mentre le borse del mondo tremano

noi qui, che di soldi da parte ne abbiamo poco o niente,

guardiamo ai disastri che compiono gli speculatori

e l’alta finanza sui risparmi dei cittadini e sull’economia dei paesi

come all’ennesimo guasto della civiltà che ci blatera intorno.

Tanti guasti.

Ieri sera ho visto un pò “L’infedele”,

di sottofondo al mio studio continuo;

non amo vedere programmi del genere perchè si tratta di urla inconcludenti da una parte e dall’altra, ma ieri sera avevo voglia di compagnia da parte di questo affare stupido.

Ho sentito alcune cose giuste e tante cose improprie e cretine.

Ho sentito in un servizio da Castel Volturno gli immigrati che parlavano di italiani come di gente cattiva, razzista, che li sfrutta, li maltratta.

Io credo che loro abbiano ragione ma che purtroppo abbiano a che fare con delinquenti, con i caporali, o con gente che cattiva lo è pure con i propri cari, o con i propri vicini. I delinquenti, la gente il cui cuore ha fatto un clic ad un certo punto, e non si sono più ripresi perché la loro mente si è impossessata di quel ruolo lì, ci sono tra neri e tra bianchi e non si può mai generalizzare.

Oggi pomeriggio, in treno, ho appoggiato la cartella sul sedile e mi sono alzata, il treno era ancora fermo in stazione e io volevo respirare un pò di sole, vicino alla porta. Giusto un pò. Quando mi son girata per tornare a sedermi ho visto un ragazzo, straniero, parlava in arabo, che si stava dirigendo verso la mia borsa, poi, vedendo che stavo tornando indietro, si è seduto al primo sedile libero, poco dietro il mio.

Io gli ho detto “Ma che? Volevi prendermi la borsa?” e senza tanti complimenti, l’ho guardato molto storto. Quasi lo stavo minacciando di raccontargli il mio casino di vita ormai solo casa treno e lavoro e che ci mancava che mi rubassero la cartella coi libri, le chiavi di casa e del cassetto di scuola, l’abbonamento del treno e qualche spicciolo. E lui avrebbe potuto attaccare nella sua lingua la sua sequela di giornate storte e di buchi nell’acqua e di tasche vuote e di famiglie abbandonate. E io  magari avrei potuto smettere di lamentarmi. Invece continuerò a farlo.

Ma l’ho solo guardato molto storto e l’avrei fatto pure se fosse stato italiano perché se tentava di rubare lo faceva per essere senza denaro e con scarso senso morale, non per essere arabo.

Il controllore, che assiste alla scena, gli chiede il biglietto e lui non ce l’ha. Scende, va a comprarlo, ma prima chiede al controllore di aspettarlo, in un italiano striminzito. Il controllore che per risarcirmi dell’affronto non mi chiede il biglietto, - io gli dico quando ripassa, ”abbonamento!” ma lui fa un cenno con la mano e mi sorride come a dire “offre la ditta” - aspetta l’immigrato e il treno parte con cinque minuti di ritardo. Il ragazzo si siede giusto dietro di me, in silenzio. Scende alla prima stazione.

Chi è pazzo, veramente, è il vicesindaco di Treviso, parla come un invasato, con toni mussoliniani. Non è razzismo, è solo cattiveria, mancanza di cervello e di umanità, megafono di quelli come lui per motivi di convenienza politica, predica l’invito alla violenza, perché non ce n’è mai abbastanza.

Follia pura, inciviltà. E il filmato de “L’infedele” era ancora peggio di questi due qui.

Che mondo meraviglioso. Dice Bonaiuti oggi che la fiducia degli italiani in Silvio Berlusconi ha raggiunto i massimi storici.

E questo Paese allegramente, fiduciosamente, celoduramente, corre a velocità supersonica verso il vuoto, un buco nero infernale.

A calci e pugni, però. E manganellate e raffiche di mitra.

Newman’s chin

•Settembre 28, 2008 • Nessun Commento

Il mento degli uomini mi ha sempre intrigato.

Buona parte della loro capacità di essere interessanti per me

si trova in quel magico quadrato dal labbro inferiore in giù.

L’ho capito quando ho visto per la prima volta “La gatta sul tetto che scotta”

film straordinario

con un Paul Newman strepitoso, col suo mento imbronciato,

più che coi suoi occhi, pur magnifici.

E’ che non è da tutti avere un broncio come questo qui.

 

Prima pagina

•Settembre 25, 2008 • Nessun Commento

 

Le notizie stanno su un rullo trasportatore,

la fabbrica della comunicazione ne sforna a tonnellate 

ogni giorno,

ma ha predisposto da tempo un meccanismo per cui

solo alcune rimangono in corsa come maratoneti etiopi

per tutto il giorno o per settimane intere.

La maggior parte, invece, arriva e passa davanti agli occhi del mondo

solo per qualche ora,

diverse rimangono in seconda fila e appaiono alla vista

solo ad uno sguardo attento,

un numero imprecisato, infine, non raggiungerà mai

nessun nastro trasportatore,

andranno direttamente al macero,

nel grande bidone del nulla capace di cancellare l’esistenza di un fatto

se non ha la capacità di essere notizia.

Per essere notizia bisogna aver peso nella vita delle società moderne,

quelle che contano nel mondo,

quelle per intenderci molto a nord della linea dell’equatore

e poco più sotto della linea del circolo polare artico.

Tutto il resto è niente.

Sistematicamente, le notizie sulla fine delle risorse naturali del pianeta,

sul buco dell’ozono, sul surriscaldamento del pianeta,

sulla violenza a cose e persone in territori al di fuori di quell’intervallo aureo,

scorrono via,

e fanno ciao con la manina.

Perché se la tv, il telegiornale, l’approfondimento non le raccoglie

non ci arrivano.

Ieri ho visto per qualche ora sul País on-line,

in un riquadruccio,

un’intervista a Stephen Hawkins

che paventava la fine delle risorse terrestri nel giro di 100 anni.

Sulla Repubblica, pure nel pomeriggio di ieri,

ha navigato in “taglio basso” naturalmente

la notizia dell’esaurimento delle risorse naturali della Terra

e della necessità di metter mano alle scorte.

Perché i temi ambientali non sono mai in prima pagina,

o non aprono i telegiornali?

Tutti coloro che si occupano di comunicazione evidentemente

non ci credono.

Credono alla politica, alla cronaca

ma non alla qualità della vita.

Parole su cosa su chi

migliaia di blablabla all’ora

e l’essenziale rimane sotto le nostre scarpe

che runrun run su e giù per questa vita

calpestano e mandano avanti un piccolo oggi.

Avanti marsch.

Malaffare

•Settembre 22, 2008 • Nessun Commento

Aspettavo le parole di Saviano. Era successo qualcosa, la solita cosa in verità, quella alla quale tutti sono abituati: morti ammazzati, in più un elemento nuovo, extracomunitari, ma comunque, innocenti.

Aspettavo le sue parole che mi avrebbero spiegato. Ed eccole sono arrivate, e fracassano lo stomaco come una carica di dinamite. Almeno a me.

Perché non spiegano ma denunciano con la voce rotta, perché le cose sono lì, sangue su pietra, sangue sotto il sole, e il mondo e i suoi affari girano lì intorno.

Percepisco la solitudine, l’impotenza, la rabbia, il disgusto, la sconfitta che sento anch’io. La sensazione di avere tante persone come te tra i tuoi amici e conoscenti,  ma la grande maggioranza, quella che urla per le strade, dalle auto, padrona delle ore e dell’aria, quella che brucia l’erba verde, che striscia in giacca e cravatta e oro nei palazzi, a tutti i livelli, in un certo sud e in un certo nord, e fa affari miliardari, quella comanda.

Very fashion life e miliardi ostentati perché altri provino invidia e desiderino averli pure loro e continuino questa strada facile facile verso il successo.

Comunque li si chiami, loro sono i padroni. E chi potrebbe fare qualcosa, il potere costituito, da sempre non fa. Ha lasciato che tutto questo accadesse, si sviluppasse, si impadronisse di terre un tempo fertili ora polvere e cenere. Terre nostre, di questo Paese.

E poiché chi può non fa, tocca alle persone con il loro piccolo tempo, piccola vita, grande cuore bucato, fare qualcosa. E’ consolante, certo, ma non serve.

Quanto disinteresse, spreco, crimine. Cosa fa chi può per questi treni sporchi con cui devo andare al lavoro la mattina presto e che all’una quando esco sono ancora più lenti e io non vedo l’ora di tornare a casa, treni sudici su cui poggiare il minimo indispensabile, niente mano sul bracciolo, niente testa sul poggiatesta - poi alle due arriva a tradimento un sonno che mi sbarra gli occhi e la testa finisco per appoggiarla. In qualunque paese europeo me li immagino come sarebbero, belli moderni e puntuali.

Io ho viaggiato e so come funziona un Paese. E questo qui, non funziona.

 

 

Speriamo di no

•Settembre 20, 2008 • Nessun Commento

¡A hacer puñetas las previsiones del tiempo!…

 

Silencio

•Settembre 19, 2008 • Nessun Commento

L’estate è fuggita definitivamente.

Ho il ricordo di tiepide giornate settembrine

che ci allontanavano dalla bella stagione senza grandi strappi

bastava giusto una giacca la sera.

Lo so che non significa niente,

che i segni del cambiamento climatico sono altrove,

nel fatto che d’estate il Polo diventa acqua e gli orsi non sanno come fare,

ma nella vita quotidiana la caduta improvvisa delle temperature

giusto quando comincia il lavoro

permette una considerazione troppo facile, la solita,

quella per cui se c’è la possibilità che le cose siano più difficili 

allora lo saranno senz’altro.

La vita è diventata prevedibile pure nel suo accanimento.

Talvolta potrebbe pure sorprenderci con qualcosa di inaspettatamente bello.

Dove risiederà l’inaspettatamente bello?

Forse in qualche piega del mio cervello aggrinzito

o forse tra un mucchio di pietre lontane.

Domani venti del nord e piogge imperverseranno sui miei treni,

speriamo che le condotte tengano,

e se quelle ormai sono a posto, che tutto il resto, sopra e sotto, tenga.

Perché io voglio andare a lavorare

eccome se voglio

e non ci fosse di mezzo acqua e vento e freddo

e tanta troppa precarietà

forse sarebbe decisamente una cosa inaspettatamente bella

che mi è successa da qualche anno a questa parte.

Intanto, la pioggia fuori danza leggera e innocua.

Io mi ritiro, scaldandomi con il velluto.